La Business software alliance alza il prezzo e offre questa cifra a chi denuncerà le aziende che utilizzano software rubato. L'organizzazione cerca alleati, o meglio informatori, tra dipendenti e collaboratori, ma Bsa Italia prende le distanze dalla notizia.
La Business software alliance (Bsa) ha alzato la taglia sulle aziende che utilizzano software pirata: i dipendenti che da qui al prossimo ottobre denunceranno illegalità relativamente ai programmi utilizzati nei loro uffici potranno infatti ricevere fino a un milione di dollari come corrispettivo per il servizio prestato. Il premio riconosciuto a chi consegna informazioni importanti raggiungerà però il tetto massimo solo nel caso in cui la soffiata porti a una richiesta danni per un valore superiore ai 15 milioni.
Il gruppo di società che costituiscono la Bsa ha iniziato questa campagna antipirateria nell'autunno del 2005, ma fino a ieri l'incentivo offerto alle spie non superava i 200 mila dollari. Non ci è dato conoscere quanti siano coloro che hanno effettivamente ricevuto tale somma, si sa però che lo scorso luglio l'organizzazione per la tutela del software ha pagato un totale di circa 15 mila dollari a tre individui che hanno permesso di avviare indagini e accertamenti. Nel complesso, inoltre, nei due anni di vita del programma i tutori del software hanno incassato circa 22 milioni di dollari, corrispondenti a centinaia di cause intentate contro altrettante aziende.
«Denunciare la pirateria è giusto e doveroso. La Bsa ricompensa volentieri tutti coloro che forniscono informazioni attendibili al riguardo», ha dichiarato il direttore dell'associazione, Jenny Blank, sottolineando inoltre che «le aziende forniscono un milione di scuse per giustificare la presenza di software privi di licenza nei computer presenti all'interno degli uffici». E ora rischiano di dover sborsare anche milioni di dollari.
Bsa Italia ha commentato la notizia dichiarando che «si tratta di un'iniziativa di Bsa Usa relativa al solo mercato nordamericano, nel quale vige una legislazione diversa da quella italiana, fra l'altro anche in materia di tutela della privacy. Non è stata richiesta l'adesione di altri Comitati nazionali a questa iniziativa, né Bsa Italia ha in programma alcuna iniziativa fondata su questo principio».
L'ultimo studio sulla pirateria del software commissionato da Bsa alla società di ricerca Idc ha rivelato che nel periodo 2003-2005 il tasso di illegalità in Europa è sceso dal 37 al 36 per cento, restando poi stabile nel 2006. In particolare, i dati di Idc hanno dimostrato che nel nostro Paese il fenomeno della pirateria è passato dal 49 per cento del 2003 al 53 per cento del 2005, per poi scendere al 51 per cento durante lo scorso anno. L'Italia resta comunque nella "Watch List" del ministero per il Commercio statunitense, assieme agli altri Paesi in cui la proprietà intellettuale non è tutelata in modo adeguato.
NOTIZIE Martedì 03 luglio 2007 - 16:55 (1158 giorni fa)
Argomenti trattati: copyright, software
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