Il Classmate arriverà in Europa. E non è solo

Intel venderà il suo pc low-cost anche negli Stati uniti e nel Vecchio continente, in una fascia di prezzo che andrà dai 250 ai 350 dollari. Ma anche lo XO di Negroponte punta ai Paesi sviluppati. Per non dire dell'Eee di Asustek.

Il Classmate Pc di IntelIntel venderà il suo pc low-cost Classmate anche in Europa e Stati uniti. L'annuncio è arrivato da Lila Ibrahim, responsabile dell'azienda per i mercati emergenti, intervistata mercoledì scorso dalla Reuters. Il Classmate, attualmente utilizzato in fase sperimentale da alcune scuole in Usa e Australia, sarà venduto ad un prezzo che dovrebbe assestarsi tra i 250 e i 350 dollari, nella fascia dei laptop low-cost. La macchina è stata infatti progettata, in origine, pensando ai Paesi in via di sviluppo.

Il basso costo dovrebbe renderla accessibile ai cittadini di quegli Stati in cui il reddito pro-capite non si avvicina neanche lontanamente a quello occidentale, e diminuire cosi il digital divide (il divario tecnologico tra Nord e Sud del mondo). Il Classmate è già disponibile, per esempio, in Messico, India e Indonesia.

La concorrenza
Intel non è però la prima ad aver immaginato un mercato occidentale per i portatili low-cost. Già da qualche tempo gli americani possono comprare lo XO-1, il computer a basso costo progettato da Nicholas Negroponte, professore del Mit di Boston. La fondazione One Laptop Per Child, creata dallo stesso Negroponte per sostenere il progetto, propone un'offerta particolare per i clienti occidentali: uno XO a 400$, metà dei quali andranno a finanziare un apparecchio analogo per un bambino dei Paesi in via di sviluppo (dove lo XO ha un prezzo commerciale di circa 180 dollari).

Ma Negroponte ha pensato, anche per quanto riguarda i Paesi sviluppati, di non limitarsi alla vendita al dettaglio e di proporre il suo portatile economico alle istituzioni scolastiche. Proprio a questo scopo l'illustre professore dell'istituto di tecnologia di Boston si è recato la settimana scorsa a Firenze, dove ha firmato un accordo di distribuzione con Lucia De Saverio, assessore del capoluogo toscano. Dopo l'incontro ufficiale Negroponte si è fermato a parlare coi giornalisti e ha dichiarato che "gli accordi di questo genere vanno presi direttamente con le amministrazioni locali, e non con gli Stati. Sono le città che controllano le scuole". I computer a basso costo potrebbero risolvere il problema, piuttosto diffuso in Italia, della scarsità di apparecchi disponibili negli istituti, principale ostacolo all'insegnamento dell'informatica.

Ma tra Intel e Negroponte si è intromessa anche la Asustek, con il suo Ecc Pc. L'apparecchio costa 399 dollari ed è già disponibile nei negozi di Usa, Europa e Giappone.

Il terreno della sfida
Il gioco, quindi, si fa duro. Tutti i low-cost si aggirano intorno ai 400 dollari, prezzo sicuramente attraente per chi non cerca in un portatile prestazioni particolari. "Sopratutto in un periodo di recessione – assicura Rob Enderle, analista dell'Enderle Group – un buon prodotto a basso costo non può che avere ottime possibilità commerciali". "L'importante – avverte però Enderle – è che la qualità sia garantita. E' questa la chiave".

Ma, se sull'esistenza di un mercato non ci sono dubbi, quali saranno i fattori discriminanti che decreteranno il successo di un prodotto piuttosto che di un altro? In un Occidente già ampiamente informatizzato la differenza potrebbe farla, almeno in parte, il sistema operativo. Sia lo XO che l'Ecc di Asustek si basano infatti su Linux, architettura aperta che però ha un riscontro decisamente "di nicchia" rispetto a Windows. Questo potrebbe forse facilitare la diffusione del Classmate, visto che Intel ha deciso di utilizzare il software di Microsoft, molto più familiare per la stragrande maggioranza degli utenti.

La questione risulta invece meno rilevante nei paesi emergenti, dove i nuovi laptop low-cost rappresenteranno, per la maggior parte dei possessori, il primo approccio al mondo dei computer. Il problema dell'abitudine a un determinato sistema operativo, quindi, non si pone.

Certo è che l'immissione nel mercato di questi modelli a prezzi almeno dimezzati rispetto alla media dei portatili "normali" potrebbe avere effetti benefici (per i consumatori) e spingere la concorrenza a rivedere i listini al ribasso.

Vedi anche i nostri precedenti articoli:

NOTIZIE Giovedì 20 marzo 2008 - 13:53 (897 giorni fa)

Francesco Bottino

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Argomenti trattati: Mit, digital divide, laptop

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