Computer, scoppia la guerra tra poveri

L'iniziativa del guru del Mit è in difficoltà. Poco usabile e meno “etico” del previsto, il portatile a basso costo deve affrontare la concorrenza di colossi come Intel, Asus, Hp che mettono in campo tecnologie, dollari e peso politico.

Bambini africani con XO-1 di OlpcIl buono, il brutto e il cattivo. E' uno strano destino quello di One Laptop for Child (Olpc), il computer da 100 dollari destinato ad arrivare nelle mani di ogni bambino del pianeta. Presentato al Forum di Davos del 2005, con l'adesione entusiasta dell'allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan e fior di richieste dai governi di mezzo mondo, il progetto non è mai veramente decollato. Dopo l'euforia scatenata dallo «straordinario meme di marketing» (come qualcuno ha definito l'espressione "laptop da 100 dollari"), la strada per il portatile colorato e open source di Nicholas Negroponte appare sempre più in salita. Se non proprio destinata al fallimento, sotto il tiro incrociato di diversi eventi: ordini strombazzati a destra e sinistra e presto smentiti; concorrenza sleale dei colossi commerciali improvvisamente entrati nel business dei portatili a basso costo; prezzi lievitati alle stelle (dagli iniziali 100 dollari agli attuali 180-200); critiche provenienti da più fronti, a cominciare dal "fuoco amico" dei paesi in via di sviluppo; la capitolazione a Microsoft, dopo la recente decisione di aprirsi al sistema operativo Windows Xp.


Da prodotto "buono" per sconfiggere il digital divide e promuovere un apprendimento libero e creativo per milioni di bambini, XO-1 (così si chiama la versione attualmente commercializzata da Olpc) è stato ora accusato di essere "brutto" e malfunzionante rispetto ai dispositivi concorrenti, ora di rappresentare l'ennesima «cattiva» incarnazione dell'imperialismo americano.

Il cattivo. Al momento del lancio, diversi esponenti africani hanno criticato la natura etica del progetto, viziata secondo loro da una concezione tutta occidentale di sviluppo, poco aderente alle priorità del continente nero (acqua e scuole). «Si tratta di uno strumento di marketing - ha dichiarato un rappresentante del governo del Mali - Con la scusa del no-profit, centinaia di milioni di laptop saranno rivenduti ai nostri governi. Hanno finalmente trovato un modo per fare soldi sui poveri».
Sta di fatto, però, che l'attuale prezzo non è accessibile a molti stati del terzo mondo. E per di più, sottolinea l'esperta di innovazione nella didattica Eleonora Pantò, «non comprende i costi di manutenzione, formazione dei docenti e connettività, che, secondo una simulazione, si aggirerebbero sui 1000 dollari in cinque anni». Quanto è bastato a far ricredere governi come Libia e Nigeria che avevano prima ordinato migliaia di laptop e hanno poi deciso di virare su Classmate, il nuovo portatile a basso costo di Intel equipaggiato con il più familiare sistema operativo Windows. Anche l'India si è presto defilata e ha iniziato a lavorare in proprio su un modello ancora più economico da 80 dollari.

Il brutto. Dopo i primi test, in molti sono rimasti delusi dalle caratteristiche tecniche di XO-1. La memoria è davvero piccola (1 giga) e rende fin troppo lento il lancio e l'utilizzo degli applicativi: avventurarsi in progetti multimediali o installare nuovi programmi è spesso impresa ardua. Altrettanto macchinosa, poi, la navigazione online: non è possibile, ad esempio, accedere a YouTube e ai tanti siti per bambini sviluppati in Flash. Nonostante il sistema operativo sia open source, ci sono anche problemi di interoperabilità: i laptop non riescono a dialogare con macchine diverse da loro. Se a tutto ciò si aggiungono le scarse certezze in fatto di assistenza (a chi rivolgersi in caso di malfunzionamento?), è facile comprendere perché in molti stiano preferendo le soluzioni "Wintel" (ovvero l'accoppiata Intel-Windows) o di Asus e Hp. Compagnie che, con metodi più o meno corretti (in Libia Intel ha adottato strategie in esplicita concorrenza con Olpc) non si faranno di certo sfuggire l'occasione di questo nuovo business miliardario.

Il buono. Nicholas Negroponte ormai lo ripete da tempo, tra il rassegnato e il fiducioso: «Olpc è un programma educativo, non una compagnia for profit. A me interessa solo riuscire a mettere un computer nelle mani di ogni bambino, non importa di quale marca». Eppure non è poi così vero che un pc vale l'altro. I laptop di Intel e degli altri giganti del settore non presentano quell'architettura collaborativa e flessibile di XO-1, basata sui concetti costruttivisti di "imparare facendo", di soluzione creativa dei problemi e di appropriazione della cultura informatica. E proprio qui sta la principale sconfitta del progetto di Negroponte, che, come spesso accade alle idee troppo rivoluzionarie, ha anche il sapore della beffa: aver spalancato le porte a un business inesistente che, senza troppi scrupoli, sta già seppellendo gli ideali educativi alla base della sua geniale intuizione.

ZOOM Venerdì 16 maggio 2008 - 14:51 (667 giorni fa)

Nicola Bruno

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Argomenti trattati: laptop, digital divide, Microsoft, Intel

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