Check Point, sicurezza nel mirino

Paolo Ardemagni, Regional Director per il Sud Europa di Check Point, spiega perché la sicurezza informatica deve andare dall'hardware fino all'autenticazione dell'utente. Senza invadere la vita delle persone.

Paolo ArdemagniIl mondo digitale deve essere sicuro quanto quello analogico per potere essere un suo valido corollario, e per alcune attività addirittura un sostituto. Che si tratti di servizi per le aziende o per i cittadini e la Pa, di dispositivi fissi o mobili, la garanzia di protezione dei dati è indispensabile. Anche perché, come dimostra uno studio commissionato da Ibm, la sicurezza, o meglio il suo contrario, partecipano del fenomeno cosiddetto Long Tail: internet soddisfa qualsiasi tipo di nicchia di mercato, anche quelli che in un mondo fisico non potrebbero avere un seguito per motivi di costi. Lo stesso vale per i pericoli informatici via web: tutte le tipologie di attacco rimangono in vita e attive per molto tempo, senza venire mai definitivamente debellate. Paolo Ardemagni alla sicurezza si è sempre dedicato e prima di diventare responsabile del mercato sudeuropeo per l'azienda israeliana Check Point, ha lavorato per Symantec e Verisign, ricoprendo anche il ruolo di presidente della Business Software Alliance.

Check Point è un'azienda israeliana che ha riversato parte delle competenze mutuate dall'intelligence e dall'esercito in ambito della tecnologia ‘civile', competenze non solo tecniche ma anche pratiche. Quanto pesa questa eredità?
La gran parte dei nostri colleghi sono militari, molto giovani e molto attenti alla sicurezza e non solo a quella hi-tech. È una questione di mentalità, ad esempio ogni riunione si svolge rigidamente a porte chiuse. Sembrano dettagli ma è invece sintomo di un'adesione totale al proprio lavoro; in Symantec e a Verisign, peraltro due aziende di primissimo piano, non c'era tanta scrupolosa attenzione. Gli israeliani sono educati alla sicurezza assoluta. Basta andare all'aeroporto di Tel Aviv per rendersene conto (dove le regole per la sicurezza sono maniacali al limite dell'indisponenza, sia dei controllori che dei controllati, ndr).

L'ambito militare rappresenta quindi per la tecnologia civile quello che la Formula 1 è per l'industria dell'auto?
Sì, indubbiamente è dalla ricerca militare che sono giunte le soluzioni per la sicurezza informatica, è quella la nostra Formula 1, e qui ci lavoriamo in stretto contatto, sfruttando le competenze tecnologiche che gli israeliani sviluppano nella lunga leva militare in quello che è forse l'esercito tecnologicamente più sofisticato del mondo.

Le spese destinate alla ricerca e sviluppo denotano questa natura di CheckPoint proiettata verso il futuro e di un settore strategico per il futuro di internet e delle tecnologie che non può proprio lesinare su questa voce.
Il venti per cento che investiamo nella ricerca è un nostro vanto. Pur in un settore in cui l'R&D è importante i nostri sforzi sono fuori media, rispetto a certe realtà anche del doppio.

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FACE2FACE Martedì 07 agosto 2007 - 11:45 (1123 giorni fa)

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