McCain non sa nemmeno che internet esiste e quando si tratta di internet e politica i repubblicani devono inseguire. Ma in un panorama poco tecnologico, qualche voce digitale inizia a sentirsi anche a destra. A cominciare dai think tank.
NEW YORK - Mark Soohoo non deve essersi trovato in una posizione facile quando si è visto costretto ad affermare che «John McCain è consapevole dell'esistenza di Internet» davanti a una platea come quella del Personal Democracy Forum. Nel panel che riuniva i responsabili delle campagne online dei candidati democratici e repubblicani alle primarie l'analfabetismo informatico del candidato repubblicano alla presidenza Usa (per cui Soohoo lavora) è inevitabilmente entrato nel dibattito.
Anche perché la scarsa dimestichezza di McCain con le nuove tecnologie non è un caso isolato nel suo partito e nel modo in cui questo gestisce la propaganda politica. Se fino alla metà degli anni Novanta l'organizzazione del partito di Bush era solida ed efficace, l'avvento di internet ha capovolto la situazione a favore dei democratici che – anche grazie al sapiente impiego delle nuove tecnologie – hanno potuto compattare le loro forze, fino a riprendere il controllo del Congresso nelle elezioni del 2006.
In realtà, nel corso delle primarie alcuni candidati repubblicani sono riusciti a ottenere dei risultati: Ron Paul ha goduto di grande popolarità in rete ed è stato il primo a raccogliere quattro milioni di dollari in piccole donazioni in un giorno solo (lo scorso novembre), mentre Mick Huckabee ha addirittura vinto in alcuni stati. Ma si tratta di figure piuttosto eccentriche e il gap con i rivali democratici rimane consistente.
In questo panorama digitalmente povero, crescono tuttavia le voci dissidenti e alcuni consulenti di area conservatrice stanno avviando iniziative indipendenti dalle strutture partitiche nella speranza di costruire un dialogo produttivo.
Un contratto digitale
È il caso, per esempio, di The Next Right, blog collettivo di attivisti politici, il cui obiettivo è costruire dal basso un innovativo movimento conservatore. Patrick Ruffini, uno dei fondatori e già consulente per la campagna di Bush nel 2004, sostiene che «i casi dei candidati outsider mostrano che un'efficace comunicazione online, guidata dall'entusiasmo dei sostenitori, è possibile anche per la destra americana». Ci crede così tanto che si spinge fino a suggerire al suo partito un ardito «crowdsourced wikified contract with America». Che, tradotto dall'inglese e dal gergo degli smanettoni, significa pressappoco: un contratto con l'America che si rifà alla dimensione collaborativa della comunicazione in rete.
Il riferimento al "Contratto con l'America" che a metà degli anni '90 portò i repubblicani riguadagnare il favore popolare e la maggioranza del Congresso non è causale. Tra i fautori dell'idea c'era Newt Gingrich, figura di spicco del partito, e oggi all'avanguardia in campo digitale. È infatti il creatore di American Solutions, un'organizzazione non schierata che si candida ad essere una grande associazione dal basso: la petizione per ridurre la dipendenza energetica americana dall'estero lanciata lo scorso maggio, ha portato un traffico enorme al sito in meno di un mese.
Serbatoi di pensiero virtuali
Tra i luoghi dove il pensiero politico e le analisi economiche e sociali prendono forma ci sono poi fondazioni e think tank. Anche in questo caso i repubblicani rincorrono gli avversari ma con alcuni esempi di successo. L'esempio migliore è dato da The Heritage Foundation, il più importante think tank conservatore con circa 35 anni di storia: nel 1995 la fondazione ha creato Townhall, un magazine politico online tra i più popolari e, recentemente, si è dotata di blog e altri strumenti del web 2.0. Si tratta di un cambiamento di paradigma. «In buona parte la politica si fa ancora a Washington», ci racconta Robert Bluey, responsabile della comunicazione online del pensatoio di destra. «Ma la rete permette di costruire gruppi di lavoro distribuiti in qualunque parte del Paese. Certo, il fattore generazionale è importante: il ricambio ci sarà presto e questi processi diventeranno automatici».
I gruppi che, in ambito conservatore, stanno lavorando in questa direzione sono in costante aumento. Dalla fondazione Sam Adams Alliance di Chicago, che si concentra sui temi della trasparenza, al Media Research Center, che lo scorso aprile ha creato Eyeblast.tv, una sorta di YouTube di questo nuovo movimento conservatore, contraddistinto dalla critica nei confronti di un partito che sembra ignorare l'importanza dell'innovazione tecnologica.
Ma l'apparato del partito repubblicano come reagisce? Intanto fornendo l'accredito per la convention nazionale di Minneapolis (1-4 settembre) a più di 200 blogger e, nel frattempo, rispondendo alle domande dei propri sostenitori in diretta video. Non molto, certo, ma sempre più della semplice «consapevolezza dell'esistenza di internet» di McCain.
Articolo originariamente pubblicato su Chips & Salsa, il manifesto, 12 luglio 2008.
NOTIZIE Giovedì 17 luglio 2008 - 09:30 (610 giorni fa)
Argomenti trattati: politica, web politica, e-democracy, comunicazione pubblica
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