Un gruppo di start-up guidate dal papà del Segway chiedono a Washington di non cambiare la legge sui brevetti. La riforma - appoggiata dai colossi hi-tech - renderebbe più difficile ottenere grossi risarcimenti da brevetti su singole tecnologie. intanto, parte la prima causa per violazione di Gpl 2.
Il tema della proprietà intellettuale, e del suo difficile equilibrio, torna in questi giorni al centro della politica americana. Una ventina di inventori e di dirigenti di società dell'indotto hi-tech sono calati su Washington per fare pressione sul Congresso e scongiurare la riforma della legge sui brevetti, il Patent Reform Act, già approvato alla Camera e in esame al Senato. A guidare il gruppo di scontenti ci sono alcune figure note nel mondo dell'innovazione tecnologica: da Dean Kamen, l'inventore del Segway, il monopattino intelligente, a Steve Perlman, trai principali sviluppatori della tecnologia QuickTime di Apple nonché inventore di WebTV, uno dei primi set-top-boxes da tv che offrivano accesso a internet.
La legislazione in esame al parlamento, dice in sostanza questo gruppo di inventori raccolti nella Innovation Alliance, indebolirà il sistema dei brevetti, svalutandoli e disincentivando gli investimenti nel settore. Fino ad oggi sembrava che il fronte tecnologico sostenesse in blocco il Patent Reform Act: ad appoggiare la modifica legislativa ci sono infatti tutti i nomi principali del software e dell'hi-tech: Microsoft, Apple, Cisco, Google, eBay, Intel, Hewlett-Packard, Amazon.com e Oracle.
La riforma prevede che i tribunali cambino le modalità di valutazione dei danni conseguenti alla violazione di un brevetto, calcolandoli sul singolo elemento contestato, e non sul valore di mercato dell'intero prodotto. Attualmente, sostengono le grosse aziende tech, è troppo semplice per i titolari di patents ottenere ingenti risarcimenti quando in realtà è coinvolto solo un componente minore di un prodotto tecnologico. Tutto ciò, è la tesi del gotha tecnologico, ha portato il sistema brevettale fuori controllo, moltiplicando le cause e gli abusi.
Dal fronte degli inventori la replica è che le difficoltà del sistema brevettale americano vanno risolte con una iniezione di fondi, con l'aumento dei funzionari per sveltire le pratiche, e non con una legge "punitiva" nei confronti di chi campa sulle royalties da invenzione.
E mentre lo scontro tra produttori e inventori rende meno certa l'approvazione del Patent Reform Act, per la prima volta negli Stati Uniti una softwarehouse viene portata in tribunale per aver violato la licenza GPL. Il Software Freedom Law Center ha fatto causa alla Monsoon Multimedia a nome di due sviluppatori di BusyBox - un'applicazione open source - per aver incorporato la loro tecnologia senza fornire le modalità di accesso al codice sorgente sottostante, come richiesto dalla licenza GPL 2 utilizzata.
NOTIZIE Venerdì 21 settembre 2007 - 11:49 (905 giorni fa)
Argomenti trattati: brevetti, Gpl, open source
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