Si chiude oggi la consultazione pubblica che la Fcc ha indetto sulla network neutrality, finora protetta solo dai principi sulla libertà di internet ma mai ratificati in legge. La rete continuerà a funzionare senza dare precedenze o l'intelligenza di cui è farcita discriminerà i dati più preziosi?
Si chiude oggi presso la Fcc, authority delle tlc Usa, la finestra temporale entro cui era possibile mandare documentazioni sulla net neutrality. Ora che le consultazione sono chiuse l'authority statunitense potrebbe decidere di riforzare le policy che tutelano la neutralità della rete, o meglio invitare il Congresso a farlo.
Ma che cosa è questa neutralità di cui si è molto parlato nell'ultimo anno? Il problema - assai spinoso nei termini tecnici - riguarda la possibilità da parte degli operatori di dare la priorità ad alcuni pacchetti di dati rispetto ad altri, abbandonando il metodo del cosiddetto best effort che ha regolato fino a oggi il traffico sull'internet: sulla rete tutti i dati hanno la stessa priorità, e le congestioni di traffico vengono gestite semplicemente in base al principio del 'meglio possibile'. In una parola, Tutti i contenuti, i mittenti e destinatari hanno gli stessi diritti.
Tuttavia, l'odierno sviluppo delle tecnolgie di rete, straordinario, permette ormai all'operatore di discriminare i dati, riconoscendo i contenuti e decidendo in frazioni di secondo quali far passare per primi. Quello che i difensori della neutralità temono è che, in virtù di questi progressi tecnologici, il principio del best effort possa esser ora sostituito dagli exclusive agreement, accordi esclusivi tra operatori e fornitori di contenuti e servizi sul web, con gli operatori che avrebbero il coltello dalla parte del manico e potrebbero facilmente dare priorità a propri contenuti e servizi rispetto a quelli di altri.
In realtà, a rimetterci da questa situazione, più dei colossi come Google e eBay sarebbe l'innovazione che verrà, i prossimi attori del mercato che, a differenza dei loro predecessori, troverebbero una barriera d'ingresso quasi insormontabile. Addio ai nuovi YouTube per intenderci.
Il problema tecnico è stato trasformato in istanza politica dall'ex Ceo di At&t Ed Whitracre che, in una celebre intervista a BusinessWeek nell'inverno del 2005, ha manifestato l'intenzione di far pagare a chi eroga servizi e contenuti una tassa di passaggio per avere un servizio garantito.
Parole che scatenarono un dibattito presto giunto al Congresso che in quei giorni stava iniziando a discutere la revisione del Telecom Act del 1996. Dopo una serie di proposte di legge per sancire un diritto, quello della neutralità, finora assente dalla legislazione, per evitare uno stallo che avrebbe messo in discussione l'iter stesso della riforma, il Congresso decise di stralciare l'argomento dal Telecom Act e affidarne la gestione alla Fcc.
La Fcc in un primo pronunciamento del 2006 non ha ritenuto necessario una legge apposita che garantisse la neutralità della rete, confidando nella sufficiente chiarezza delle internet freedom ratificate dalla stessa authority nel 2005. Tali libertà prevedono che in caso di presunta infrazione si vaglino i casi volta per volta, ed eventualmente si puniscano i colpevoli di favoreggiamento.
Viste le continue pressioni di associazioni di consumatori, difensori delle libertà civili e la totalità degli erogatori di servizi sul web (Google-Yahoo-Microsoft e simili) e gli interventi prestigiosi di chi come Tim Berners-Lee il web l'ha fatto nascere, la Fcc ha deciso di aprire la consultazione pubblica che si chiude oggi.
Utenti e internet e software companies contro gli operatori e soprattutto At&t. Le azioni di lobby sono state pressanti da parte di entrambi gli schieramenti, finora la Fcc ha preferito non prendere una posizione netta. In base a quello che è stato scritto nei documenti pervenuti potrebbe cambiare idea.
NOTIZIE Venerdì 15 giugno 2007 - 16:32 (1001 giorni fa)
Argomenti trattati: network neutrality, Fcc, best effort, rete intelligente, AT&T
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