Shopping online: 60 cent per un po’ di privacy

Una ricerca della Carnegie Mellon University dimostra un’alta sensibilità verso la privacy da parte di chi fa la spesa a colpi di mouse. Tanto che buona parte degli acquirenti rinuncia a risparmiare, inseguendo siti più costosi, ma rigorosamente high-privacy.

Sessanta centesimi su ogni acquisto da 15 dollari per un po' di privacy in più: tanto sono disposte a pagare le 72 persone monitorate dalla Carnegie Mellon University per una maggior riservatezza nelle loro operazioni online. Lo studio è stato guidato da Lorrie Cranor, direttore del Carnegie Mellon Usable Privacy and Security Lab, con l'obiettivo di dimostrare se, e non necessariamente quanto, le persone sono propense a spendere per essere tutelate nella propria privacy.

L'analisi è stata effettuata in due fasi: prima è stata stilata una classifica dei siti più rispettosi della riservatezza dei dati e in un secondo momento i ricercatori hanno cercato di misurare l'indice di gradimento dei navigatori. Lo studio è stato fatto avvalendosi di un motore di ricerca denominato Privacy Finder, in grado appunto di valutare e misurare le policies a sostegno della privacy da parte dei siti e attribuendo poi una sorta di punteggio secondo uno standard denominato Platform Privacy Preference (3P). Nella prima parte dell'indagine è risultato che il 10 per cento del totale dei siti e il 20 per cento dei siti di e-commerce impiega lo standard P3P, mentre tra i più visitati ben un terzo lo utilizza. Successivamente l'esperimento ha dimostrato da parte degli acquirenti online una propensione a spendere pur di intercettare siti high-privacy, dai prezzi volutamente più alti.

Il test è stato effettuato regalando alle 72 persone una somma di 45 dollari, con l'obbligo di acquistare almeno due articoli da 15 dollari e l'opportunità di trattenere il resto della "dote". Ma dei 72 shoppers la maggior parte ha dimostrato di rinunciare alla mancia pur di essere garantito nella riservatezza. Minor attenzione alle politiche a sostegno della privacy è stata dimostrata invece da parte di chi compra nei negozi online di articoli sessuali. Esistono insomma diversità rilevanti tra coloro che acquistano negli scaffali online e non sempre la privacy è riconosciuta come un valore importante, ma nella maggior parte dei casi, e questo è il dato importante, la gente è talmente sensibile all'argomento da rinunciare anche a un risparmio. Il timore degli internauti è trasversale: disturba che possa essere violato il riserbo sulla propria vita privata ed esiste una paura reale di divenire oggetto di truffe online, oltre al fastidio di poter essere obiettivo di mail spazzatura.

NOTIZIE Giovedì 07 giugno 2007 - 15:48 (1184 giorni fa)

Emanuela Di Pasqua

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Argomenti trattati: e-commerce, privacy, ricerca

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