L'azienda di Bill Gates annuncia nuove misure a protezione della privacy degli utenti del suo motore di ricerca: trascorsi 18 mesi, i dati diventeranno anonimi. Simili mosse già annunciate da Google, Yahoo! e Ask.com. Dietro a queste decisioni la pressione dei governi e dei consumatori.
Privacy, privacy, privacy. Sembra questa la preoccupazione maggiore dei grandi motori di ricerca ultimamente. E come ulteriore testimonianza di una rinnovata sollecitudine per la riservatezza delle informazioni personali arriva la decisione da parte di Microsoft di cambiare le proprie politiche di trattamento dei dati derivanti dall'utilizzo del suo motore di ricerca, Live Search. Con effetto immediato e retroattivo, i dati relativi alle ricerche, fa sapere l'azienda, saranno resi anonimi dopo 18 mesi. La società di Bill Gates annuncia inoltre che terrà separate queste informazioni da quelle che possono consentire l'identificazione dell'utente come i nomi, gli indirizzi e-mail e i numeri telefonici.
“Pensiamo che sia giunto il momento per un dialogo tra tutti i soggetti del settore„
"Pensiamo che sia giunto il momento per un dialogo tra tutti i soggetti del settore", ha detto a Reuters Peter Cullen, responsabile della privacy di Microsoft. "L'attuale mosaico di protezioni e le spiegazioni differenti fornite dalla aziende crea molta confusione tra gli utenti".
Tutti pazzi per la privacy. L'annuncio di Microsoft fa seguito a una serie di decisioni in tal senso prese dai concorrenti. Nel marzo scorso fu Google ad annunciare di voler ridurre a 18 mesi il tempo necessario per a rendere anonimi i dati relativi alla ricerche. Inoltre, proprio una settimana fa, il motore di Mountain View ha comunicato che i "cookies", piccoli file che si depositano nell'hard-disk e identificano i nostri percorsi sul web, scadranno dopo due anni. Sempre la scorsa settimana è stata la volta di Ask.com, che ha annunciato di avere allo studio Ask Eraser, un'opzione che consentirà agli utenti di svolgere ricerche coperti dall'assoluto anonimato. Quanto a Yahoo!, numero due del settore, la sua politica aziendale prevede il mantenimento dei dati per 13 mesi, tre in meno rispetto ai due rivali principali.Motivazioni. Ma che cosa è che spinge i motori di ricerca a preoccuparsi così tanto della nostra privacy? Una molteplicità di fattori. A cominciare dall'attenzione crescente che su questo tema hanno i governi, le autorità regolatrici e le associazioni dei consumatori. Un interesse acuito dal progressivo consolidamento del mercato della pubblicità online, una torta che in Usa vale ormai il valore di 16,9 miliardi di dollari, e che ha visto negli ultimi mesi una serie di acquisizioni da parte dei big del settore.
Come è noto, Yahoo! ha annunciato che sborserà 680 milioni per l'80 per cento di RightMedia; per una cifra simile WPP, colosso mondiale della pubblicità, si accaparrerà invece 24/7 Real Media, mentre Microsoft si è lanciata nell'acquisto di aQuantitative per ben 6 miliardi di dollari. Google, infine, ha acquistato DoubleClick per 3,1 miliardi di dollari. Questa operazione, in particolare, sta destando più di una preoccupazione. Persino il Congresso degli Stati Uniti ha fatto sapere di volerci vedere più chiaro dopo che sia i concorrenti che la Federal trade commission (Ftc) avevano manifestato preoccupazioni.La ridda di annunci sulla privacy va dunque letta anche in quest'ottica: una strategia per salvaguardare le operazioni appena compiute. Una preventiva dimostrazione di buona volontà in un momento in cui le ricerche e i loro legami con la pubblicità hanno vari occhi puntati addosso.
NOTIZIE Lunedì 23 luglio 2007 - 12:15 (966 giorni fa)
Argomenti trattati: Microsoft, privacy, advertising
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