L'opaca trasparenza di Romano Prodi

La trasparenza degli atti pubblici è un metro importante su cui misurare il grado di civiltà di uno stato. Peccato che in Italia questo diritto dei cittadini sia spesso disatteso. Per ragioni burocratiche ma anche per scarsa cultura. Il cattivo esempio del Presidente del Consiglio.

Nei giorni scorsi Francesco Pizzetti, presidente del «Garante per la protezione dei dati personali», ha tenuto la sua relazione annuale, efficace nel segnalare il vero e proprio saccheggio del diritto alla riservatezza di cui ognuno di noi dovrebbe essere titolare.

Il rapporto completo è leggibile sul sito web garanteprivacy.it, come ormai dovrebbe per ogni documento pubblico. Infatti alla non intrusione nella vita delle persone, dovrebbe corrispondere, viceversa, e in maniera persino esagerata e spasmodica, la massima pubblicità degli atti delle amministrazioni, perché i cittadini possano essere informati (quelli che lo vogliano), possano controllare e se è il caso contestare, e infine, al momento del voto, premiare o punire.

Alla non intrusione nella vita delle persone, dovrebbe corrispondere, viceversa, e in maniera persino esagerata e spasmodica, la massima pubblicità degli atti delle amministrazioni,
Il nostro paese, con un certo ritardo, si è dotato nel 1990 di una legge detta della trasparenza. Essa si ispira alle norme analoghe da tempo esistenti in altri paesi anglosassoni, dove vengono indicate con la sigla «Foia», Freedom of Information Act. Quella americana, tra l'altro, ha appena compito 40 anni e sta conoscendo un periodo infelice per via delle sempre nuove restrizioni che l'amministrazione Bush si è inventata. Al tema la rivista Online Journalist Review ha dedicato di recente una bella intervista a Lucy Dalglish, direttora dell'associazione The Reporters Committee for Freedom of the Press.

Anche in Italia la sua applicazione pratica essa incontra ogni giorno enormi difficoltà perché è alta la capacità di resistenza delle amministrazioni nel dissuadere ritardando, negando e frapponendo ostacoli. Tra questi, in maniera assolutamente ipocrita e sospetta, le amministrazioni sovente accampano motivi di riservatezza, di privacy appunto. Questo atteggiamento è in parte, ma solo in parte, figlio di un antico riflesso burocratico che non considera i cittadini titolari di un diritto a sapere e che inventa procedure e sottoregole anche laddove non sono previste.

Talora è atteggiamento omertoso, per coprire magagne o decisioni poco limpide. Ma è anche un atteggiamento politico e dirigistico il cui peggiore esponente in questi mesi è stato Romano Prodi. È sua la prassi disdicevole di andarsene all'estero, aspettare un po' di giornalisti e poi dichiarare: «È deciso, si fa, per rispettare gli impegni che abbiamo preso». Lo ha fatto per la base Usa di Vicenza, lo ha ripetuto in questi giorni per la Tav della val di Susa. Quali impegni? Presi da chi, quando, dove, come, chiederà uno, memore delle cinque W d'oro del giornalismo.

INVECE Lunedì 23 luglio 2007 - 10:23 (1138 giorni fa)

Franco Carlini

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Argomenti trattati: privacy, Pubblica amministrazione

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