La Siae ipoteca il diritto d'autore sul web

La modifica di un articolo della legge sul diritto d'autore sembra voler regolamentare il principio di fair use su internet. E tuttavia lo vincola all'uso di materiali (immagini e musiche) a bassa risoluzione e degradati. La critica di Fiorello Cortiana.

Nella notte tra il 21 ed il 22 dicembre la VII Commissione del Senato ha approvato un emendamento all'art. 70 della legge sul diritto d'autore introducendo un nuovo comma per il quale:"E' consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
Sebbene i senatori che hanno modificato la legge in questo modo sostengano di aver colmato un vuoto normativo e di aver addirittura fatto un passo verso il popolo della Rete, sono arrivate subito, e proprio dal mondo internet, le prime autorevoli obiezioni.
Una articolata critica dell'emendamento arriva dall'avvocato e blogger Guido Scorza; ma anche dal blog Isotype. Mentre su FrontiereDigitali.net è possibile leggere una proposta di modifica dell'emendamento approvato.
VisionPost riceve e pubblica volentieri il seguente intervento di Fiorello Cortiana membro del Comitato Consultivo sulla Governance di Internet.


Con l'approvazione notturna, tra il 20 ed il 21 dicembre scorsi, della Legge relativa alla SIAE si è posta una pesante ipoteca sulla prossima riforma del dirirtto d'autore e c'è da chiedersi per cosa ha lavorato la commissione presieduta dal Prof. Gambino - che presiede il Comitato consultivo permanente sul diritto d'autore - insediata dal Min. Rutelli. Il nostro Paese inaugura malamente il 2008 per quanto riguarda la produzione di contenuti nell'era digitale di Internet.

Invece di pensare a come costruire la policy più adatta per modelli commerciali capaci di valorizzare la produzione ed il consumo di contenuti in un contesto interattivo che non conosce la scarsità propria del mondo materiale insistiamo nella logica penale equiparando ogni uso di materiale espressivo alla contraffazione.

Con la legge approvata ogni comune potrà chiedere i diritti per le immagini della propria città anche a chi non ne fa un uso commerciale. C'è da chiedersi come verranno trattati i siti blog che usano anche immagini. Già il disegno di legge sull'editoria metteva a rischio chiunque avesse un sito web, come ha riconosciuto il Ministro Gentiloni, ora si persevera.

Con questa legge per perseguire la contraffazione non ci preoccupiamo della proporzionalità della pena e dell'efficacia delle sanzioni, per cui il senegalese che vende il CD contraffatto prenderà più anni del falsificatore di bilanci di una società quotata. Così il nostro Fair Use sarà possibile per materiale a bassa risoluzione, cosidetto "degradato", ma dove vivono? E' questa la capacità di futuro che offriamo ai giovani del nostro Paese? Non bastava la Legge "Urbani" che ci eravamo impegnati a cambiare in campagna elettorale? Steve Jobs piuttosto che David Byrne non insegnano nulla ai nostri latifondisti del copyright?

INVECE Lunedì 07 gennaio 2008 - 15:30 (970 giorni fa)

Fiorello Cortiana

Del.icio.us OkNotizie Segnalo Wikio

Argomenti trattati: copyright

Pagina 1 di 1

Documenti allegati

  • Nessun documento allegato

Commenti dei lettori

  • Enrico Galavotti
    Nei regolamenti Siae per "immagine degradata" s'intende una jpeg a 72 dpi. Come se una jpeg a 300 dpi potesse davvero essere utilizzata da un editore cartaceo! Una jpeg ha sempre un valore editoriale e quindi commerciale = 0. Ma il problema maggiore è che non si dà alcuna definizione di sito commerciale, per cui tutto rischia di diventare a discrezione della Siae. E' commerciale un sito che ha gli adsense di Google? Non si è forse collettori di pubblicità altrui? Quand'è che un sito può definirsi commerciale? Secondo me quando: 1. obbliga all’uso di dialer telefonici per accedere ai propri contenuti; 2. obbliga all’acquisto di un abbonamento che permette l’accesso a un’area riservata; 3. obbliga alla visione di banner pubblicitari per poter fruire di determinati contenuti (in tal caso i banner appaiono o direttamente dentro un testo, o preventivamente, prima di poter accedere a un determinato contenuto, o all’interno di una pop-up, che si sovrappone alla pagina web); 4. obbliga a cliccare su questi banner; 5. in generale obbliga all’uso di un qualsivoglia strumento di pagamento o induce espressamente a compiere una qualche azione che si può definire di “marketing”.
    08/01/2008 - 16:42
  • ReneeFletcher26
    I had got a desire to begin my own company, however I did not have enough of cash to do that. Thank heaven my fellow told to utilize the loans . So I received the term loan and made real my dream.
    04/08/2010 - 18:45

inserisci un commento

MEDIA VOTI UTENTI: 4 su 5

VOTA ANCHE TU

Ultimi articoli

La creatività degli appuntamenti al buio, con Chatroulette

In poche settimane è diventato un fenomeno del web, con oltre 30 milioni di visitatori al giorno....

Censura online: dal Web 2.0 al Controllo 2.0

Ecco l'edizione 2010 del rapporto di Reporters Senza Frontiere. Crescono i Nemici di Internet e i...

Buone notizie dall'Afghanistan

Non solo attacchi suicida, traffico di droga e diritti negati. L'afgano Abdullah Qazi ha lanciato...

Dipendenza da iPhone

Secondo uno studio dell'Università di Stanford la dipendenza da melafonino dilaga. Il 70% delle...

Playstation Move, il controller di movimento della Sony

Il giocatore potrà comandare i personaggio dei videogame attraverso i movimenti del corpo.

Public Data Explorer, tutti i dati del mondo

Sull'ultimo tool inaugurato da Mountain View si potranno visionare centinaia di grafici animati...