La rete neutrale costa di più?

Uno studio commissionato da At&t conclude che il network neutro costa molto di più di quello intelligente che dà priorità a certi dati. David Isenberg contesta i risultati della ricerca e il dibattito si fa sempre più rovente mentre anche Google lentamente modifica la sua posizione.

Un nuovo studio realizzato dalla Rensselaer Polytechnic Institute e dalla University of Nevada Reno, e commissionato da At&t, rivela che il network neutrale necessita del doppio di banda disponibile rispetto a un network intelligente che dia la priorità a certi pacchetti di dati rispetto ad altri. Non si tratta di una novità assoluta, ma anzi di una verità ben nota e risaputa, quella che però risulta nuova è la conclusione cui giunge lo studio e cioè che un network stupido costerebbe anche molto di più di uno a doppia velocità. Conclusione tutta da dimostrare e contro la quale si scaglia David Isenberg, convinto assertore della neutralità della rete e autore di un libro, The rise of the stupid network, definito dal Wall Street Journal, "un bicchiere di acqua fredda in faccia ad At&t".

Shivkumar Kalyanaraman, professore al Rensselaer Polytechnic Institute, nel presentare lo studio ha dichiarato che "è emerso chiaramente che ci sono sostanziali costi aggiuntivi per fornire al network una capacità dal 60 al 100 per cento maggiorata, necessaria nel caso in cui tutti i dati vengano trattati allo stesso modo"
Proprio il passaggio dalla maggiore capacità al maggiore costo viene criticato da Isenberg: "Davvero il 60 o il 100 per cento in più di capacità corrisponde al 60 o 100 per cento in più nei costi? Non per quanto ne so: l'upgrade da 768Kbps a 20Mbps costa in realtà solo il 20 per cento in più, o almeno questa è stata la mia esperienza personale".

Le polemiche sarebbero quasi di lana caprina se dietro lo studio non ci fosse il colosso delle tlc Usa, At&t, particolarmente sensibile al tema della neutralità della rete. Fu infatti l'ex Ceo Ed Whitacre a lanciare publicamente il dibattito sulla net neutrality avanzando pretese sul pagamento del passaggio nell'infrastruttura da parte dei produttori di contenuti e servizi. E sempre At&t, palesemente contraria alla rete "stupida", ha dovuto ingoiare l'amaro boccone della parità di accesso per vedersi approvare il merger con Bellsouth e Cingular a inizio 2007. Ma lo ha fatto solo momentaneamente, con l'evidente proposito di liberarsi dall'obbligo il prima possibile. E il dibattito sul delicato tema, stralciato dalla riforma del Telecom Act cui inizialmente si voleva legare, si complica sempre di più. L'argomento è di non facile comprensione per via delle molte implicazioni tecniche e sociali. Anche Google, fino a poco tempo fa convinto propugnatore di una legge per mantenere la rete stupida come è oggi, ha recentemente iniziato a cambiare posizione. Ora a Mountain View sono ad esempio favorevoli a un trattamento diverso per i files video, anche se rimangono contrari alla differenziazione in base al content provider, possibilità che vedrebbe particolarmente favoriti i fornitori di connettività come At&t che offrono anche propri servizi di triple play.

NOTIZIE Mercoledì 11 luglio 2007 - 07:57 (1150 giorni fa)

Gabriele De Palma

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Argomenti trattati: network neutrality, AT&T, Google

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