La maglia nera della privacy

Stati Uniti, Russia, Cina: paesi diversi accomunati da diffuse violazioni della riservatezza. In Europa, tra telecamere di sicurezza e perdita di dati sensibili, la Gran Bretagna conquista un triste primato. Mentre l'Italia si difende ancora. Malgrado il governo.

2007, record negativo per la privacyAnche quest'anno è stata pubblicata la classifica dei paesi in base al livello di sorveglianza e di controllo sociale. La lista - redatta da Privacy International - riporta l'attenzione su una situazione critica a livello mondiale. Grazie alla mappa è possibile avere un riscontro immediato sulle realtà nazionali e sulla gestione della privacy da parte dei governi. In tutti i casi considerati, il livello di sorveglianza è aumentato o – al limite – è rimasto simile all'anno precedente, a discapito della riservatezza.

Diversi i criteri per stilare la classifica: dall'esistenza di normative a protezione della privacy alle forme di identificazione (documento o biometria), dalla presenza di videosorveglianza alle modalità di gestione dei dati personali e di accesso. I paesi analizzati sono stati quindi divisi in sette fasce: dall'assoluta osservanza dei diritti umani fino a un livello endemico di sorveglianza sociale e informatica.

A indossare la maglia nera della privacy troviamo Stati Uniti, Cina, Russia, Tailandia, Singapore, Malesia e Gran Bretagna, considerati paesi con un alto livello di sorveglianza endemica.

Il controllo sociale statunitense è la realtà forse più rappresentativa di queste nazioni e proprio il cinema americano ha fotografato questa situazione in un recente film: si tratta di Look di Adam Rifkin, lungometraggio interamente girato con spezzoni provenienti dalle telecamere di sorveglianza.

Il Regno Unito conferma la pessima situazione dello scorso anno, dimostrandosi ancora una volta patria del Grande Fratello europeo, grazie alla capillare diffusione di telecamere a circuito chiuso. Gi ultimi mesi sono stati preoccupanti per l'Inghilterra che ha dovuto affrontare la più grande crisi informatica di tutti i tempi, quando il fisco ha perduto due hard disk che contenevano dati personali di 25 milioni di cittadini britannici.

Nella classifica, seguono i paesi in cui la sorveglianza è estensiva, tra i quali troviamo l'India, ma anche Danimarca e Francia. L'Italia si posiziona a metà classifica, insieme al Canada e al Portogallo; il livello di sorveglianza – e di violazione della privacy individuale – non sembra essere preoccupante, almeno se confrontata con gli altri paesi. Non per questo, però, siamo immuni dai problemi riguardanti la riservatezza, anzi: per quanto riguarda i dati delle comunicazioni (e in particolare le intercettazioni) l'Italia si trova proprio tra i record negativi: abusi di sorveglianza, conservazione dei dati di accesso per quattro anni e la proposta di legge che obbligherebbe ogni blogger a registrare il proprio sito sono solo alcuni esempi. Inoltre proprio in questi giorni il governo Prodi ha esteso a tutto il 2008 alcuni effetti anti-privacy della legge Pisanu in materia di trattamento dei dati del traffico telefonico e telematico.

A livello globale, per quanto riguarda la sicurezza delle informazioni personali, l'anno che si è appena concluso è stato in assoluto il peggiore. Perdite di dati accidentali, violazioni intenzionali della privacy e accesso non autorizzato a sistemi protetti sono stati le principali cause. E il risultato si conta in oltre 162 milioni di dati sensibili compromessi (fonte: Attrition). Un bilancio disastroso non solo per la sicurezza informatica, ma anche per la privacy che continuerà a essere una questione fondamentale nel 2008.

NOTIZIE Giovedì 03 gennaio 2008 - 12:08 (974 giorni fa)

Marina Rossi

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