L'utopia di One Laptop per Child sta finalmente diventando realtà. Ottenute le ordinazioni necessarie, il laptop è entrato in produzione. E continua la sua sfida per portare la rete nei villaggi più sperduti, tra nuove critiche e diffidenze.
Il laptop da 100 dollari di Nicholas Negroponte è entrato ufficialmente in produzione e a ottobre si spera di poter fare avere i primi Xo Laptop - questo il loro nome - agli studenti dei paesi in via di sviluppo. L'annuncio è arrivato ieri, e oggi, caso strano, circola una notizia diramata dall'agenzia giornalistica ufficiale nigeriana, che sostiene che i laptop forniti dall'organizzazione One laptop per Child presieduta proprio da Negroponte, sono usati dai ragazzini per navigare siti pornografici e scaricare immagini. Il progetto aveva già in passato affrontato numerose polemiche provenienti soprattutto da produttori rivali - in questi giorni Intel comincia la vendita alle scuole indiane del suo Classmate Pc - e questa sembra una non-notizia creata ad arte per screditarlo, per minare alla base l'idea fondante dello Xo. Per come è stato progettato il piccolo computer infatti la rete è fondamentale, parte integrante e insostituibile della sua architettura.
La cosa più interessante nello scorrere le caratteristiche del laptop da 100 dollari, descritte in modo molto esaustivo da Bbc, è vedere tecnologia e design all'avanguardia per una volta dediti a una causa decisamente diversa dal solito: non grandi performance, grafica raffinata, alta definizione, bensì risparmio energetico, robustezza, adattabilità. E rete. Nel progetto Olpc infatti il lavoro collaborativo, la possibilità di connettersi in una rete locale e di accedere all'internet sono una parte fondamentale della lotta al digital divide. Ecco quindi le "orecchie di coniglio", due antenne Wi-fi che sormontano lo scatolotto verde e bianco, capaci di captare un segnale fino a tre volte più lontano del normale e di rimanere in funzione anche quando il computer si scarica.
In ogni sua parte Xo è diverso da un normale laptop: via l'hard disk, che pesa ed è fragile; al suo posto una flash memory da 1Gb, estendibile. Lo schermo Lcd può ridurre le sue prestazioni all'essenziale, passando dal colore al bianco e nero e portando così i suoi consumi a 0,2 watt. In questo modo per di più rimane leggibile anche al sole, caratteristica che può risultare utile dove spesso non ci sono nemmeno le aule per fare lezione. Il processore sfodera numeri che non si vedevano da un pezzo: va a soli 433 Mhz di velocità, contro gli attuali 3 Ghz dei processori attuali, ma non si tratta di un pezzo antiquato. Amd ha infatti elaborato un processore in grado di spegnersi quando non è in uso, contribuendo ulteriormente a risparmiare batteria. Il case e la tastiera sono a prova di acqua, polvere, e cadute. La fotocamera e la web cam sono incorporate. L'alimentazione, oltre alla famosa manovella a mano, prevede una serie di alternative per supplire alla mancanza di energia elettrica: ci sono batterie ricaricabili che possono essere caricate tutte insieme collegandole a una automobile per esempio, o a pannelli solari.
In una cornice hardware così furba e spartana non poteva che alloggiare un sistema operativo open source. L'os è una versione di Linux sviluppata da Red Hat, con un'interfaccia denominata Sugar. Le icone sono intuitive, il design semplice, pensato per i bambini. Il grosso interrogativo però è proprio sulle capacità necessarie per usare e diffondere il laptop. Serviranno insegnanti in grado di cavarsela egregiamente sia con l'hardware sia con il codice, che per forza di cose quando si esce dall'ambiente "protetto" del software proprietario diventa un terreno più complesso. Sapendolo, gli ideatori hanno previsto da tastiera un tasto che permettere di visualizzare il codice sorgente di quello che si sta vedendo a schermo. Buona fortuna.
NOTIZIE Lunedì 23 luglio 2007 - 16:58 (1138 giorni fa)
Argomenti trattati: laptop, Mit, digital divide
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