I giudici bocciano Peppermint

Il tribunale civile di Roma respinge le richieste di Peppermint: gli operatori non sono obbligati a svelare l'identità degli utenti accusati di infrangere il copyright. Illecite le tecniche di spionaggio adottate da Logistep. Oggi tocca a Adiconsum che chiede l'incostituzionalità della legge Urbani.

Uno dei prodotti in vendita sul sito di Peppermint RecordsIl tribunale civile di Roma ha respinto i ricorsi presentati dalla casa discografica Peppermint e da Techland contro gli operatori (Wind e Telecom) che non volevano rivelare quali utenti si celavano dietro agli indirizzi IP accusati di scambiare file audio illegittimamente. Un'importante vittoria per i difensori della privacy e dei diritti dell'utente digitale: le pratiche utilizzate da Logistep - società che coadiuva Peppermint nella difesa dei diritti d'autore - per monitorare il web alla ricerca dei presunti "pirati" non sono state ritenute accettabili. La guerra però è lungi dall'essere vinta visto che la decisione dei giudici Paolo Costa e Antonella Izzo non annulla i casi precedenti (sono oltre tremila gli utenti italiani accusati da Peppermint di infrazione di copyright) ma segna comunque un punto fermo importante per la definizione delle pratiche lecite per identificare i presunti condivisori illegittimi di file d'autore.

Alla soddisfazione di Adiconsum, vera e propria promotrice della diatriba legale contro i metodi Logistep, si aggiunge quella del senatore Fiorello Cortiana, da sempre convinto assertore delle libertà dei cittadini anche sul web: "il pronunciamento della magistratura italiana che inibisce Peppermint e chiunque altro dall'attuare il monitoraggio in rete è importante perché segna un principio giurisprudenziale: la rete di internet non è la terra di nessuno dove ognuno si fa giustizia da sé, anche in rete valgono i diritti di cittadinanza e anche in rete tocca alla magistratura e alle forze dell'ordine mettere in atto inchieste nel rispetto della legge." La questione riguarda infatti la liceità da parte di privati di fare indagini sul web e di farlo utilizzando sistemi di monitoraggio troppo simili allo spionaggio. La legge Urbani (art. 156) infatti prevede la possibilità che ciò avvenga, ma la costituzionalità di tale articolo è stata messa in discussione da più voci.

"Quello che si stava configurando come uno spamming estorsivo trova una robusta interruzione - prosegue Cortiana - sarebbe stupido dire che ha vinto la piarateria, piuttosto hanno vinto il diritto e le garanzie previste dalla legge per tutti i cittadini, famosi o meno che siano. Ora non occorre esitare oltre per cambiare la "legge Urbani" affinché i modelli di business prendano corpo nel rispetto della natura di condivisione della rete come impresa cognitiva collettiva"

Contattati da VisionPost, gli avvocati di Peppermint non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Per la voce dell'accusa rimandiamo quindi alla lettura delle parole di Otto Mahlknecht, legale di Peppermint, in occasione della seconda ondata di raccomandate per il patteggiamento del reato, la scorsa settimana.

Oggi sarà un'altra giornata decisiva per l'affare Peppermint, con i giudici che dovranno esprimersi su altri casi analoghi a quelli su cui si sono pronunciati ieri, gli operatori in questione saranno ancora Wind e Tiscali. Domani ne sapremo quiondi di più sulla portata della vittoria dell'odierna bataglia. Adiconsum interverrà per sollevare la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 156bis della legge sul Diritto d'Autore, così come auspicato anche da Cortiana.

NOTIZIE Mercoledì 18 luglio 2007 - 13:03 (973 giorni fa)

Gabriele De Palma

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Argomenti trattati: privacy, p2p, diritto d'autore, musica

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Commenti dei lettori

  • ggergklàe
    non annulla i casi precedenti ???????
    18/07/2007 - 16:08

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