Hadopi, la vittoria di Pirro di Sarkozy

Dopo l'approvazione al Senato, il presidente francese ha vinto la sua personale battaglia contro la pirateria online. Ma gli attivisti d'Oltralpe rilanciano la sfida: legge già "morta e sepolta" sia nel merito (politico) che nel metodo (tecnologico).

Nicholas SarkozyVincere la battaglia e perdere la guerra. Sembra questo il destino di Sarkozy e della legge Hadopi («tre errori e sei disconnesso») per cui si è tanto battuto nell'ultimo anno. Dopo un iter travagliato e diverse bocciature politiche (sia in Francia che al parlamento europeo) ieri il Senato ha dato il via libero definitivo al provvedimento che ora dovrà superare solo lo scoglio della Corte Costituzionale.

Ma il pervicace presidente francese ha davvero vinto la personale guerra contro i pirati online? O la sua è una «vittoria di Pirro», utile solo ad accontentare le major dell'intrattenimento, ma del tutto inefficace per arginare il fenomeno della pirateria? Digerita la sconfitta, diversi attivisti d'Oltralpe rilanciano la sfida, mettondo in luce come la dottrina Sarkozy sia arrivata troppo in ritardo rispetto alle abitudini degli utenti online (che nel frattempo sono molto cambiate), oltre ad essere già inefficace dal punto di vista tecnologico.

Fatto sta - ribattono i più pessimisti - che da qui al 2011 (quando la legge diventerà effettiva) la Francia sarà il primo paese europeo ad applicare un regime di sorveglianza su tutte le attività online degli utenti: «Le conseguenze saranno potenzialmente liberticide», hanno denunciato ieri diversi deputati indipendenti. Il provvedimento prevede infatti che, dopo due avvertimenti formali, si possa disconnettere un utente scoperto a scaricare contenuti protetti da copyright. E' come se dopo aver ricevuto due multe perché si è senza biglietto sull'autobus, alla terza si ricevesse un diffida da parte del controllore con il divieto di utilizzare qualsiasi mezzo pubblico per un anno. Ma c'è di più: l'espulsione non riguarda solo il colpevole, ma chiunque condivide la connessione. Pensate ad un genitore estromesso dalla rete perché il figlio si ostina a scaricare videogiochi. O ad interi uffici tagliati fuori da internet per un anno perché un dipendente ha effettuato il download di un film. Il tutto - fatto ancora più grave - senza neanche passare per un giusto processo: a ordinare la disconnessione (e così privare di un diritto che il parlamento Ue ha più volte ribadito come fondamentale) ci penserà un'autorità amministrativa (l'Hadopi, appunto) il cui presidente è nominato direttamente dal governo. Come se non bastasse saranno poi società private (finanziate dai detentori dei diritti, e quindi in odore di conflitto di interessi) a spiare sull'attività degli internauti francesi.

Ma quali saranno le conseguenze pratiche per gli utenti? Almeno in un primo momento, i navigatori meno esperti subiranno "l'effetto-paura" e magari si affretteranno ad acquistare software di sicurezza a pagamento. Mentre quelli più esperti avranno già cambiato le proprie abitudini, senza rinunciare ad un accesso più libero alle risorse online.

Se l'industria del software ha di che gioire per l'entrata in vigore di questo provvedimento, lo stesso non può dirsi per le major dell'intrattenimento che tante pressioni hanno fatto su Sarkozy. Sui blog già dilagano gli appelli ad azioni di protesta («Boicottiamo i cinema, i Cd e i Dvd per un anno», scrivono alcuni blogger; altri utenti di Twitter promettono incursioni al prossimo festival di Cannes), mentre c'è chi ha già messo online la lista con i deputati che hanno votato a favore, con l'avvertimento: «Ora sappiamo per chi votare alle prossime europee».

Si aggiunga a ciò che il processo in Svezia contro i fondatori del sito The Pirate Bay ha alzato i riflettori su un fenomeno che non è più di nicchia, ma ormai sensibilizza ampie fasce di cittadini. Secondo un sondaggio della London School of Economics diffuso ieri, alle prossime consultazioni europee il Partito dei Pirati svedese potrebbe portare a Bruxelles ben due rappresentanti, raccogliendo circa l'8,1% delle preferenze totali, grazie soprattutto al voto giovanile (oltre il 20%).

Gli animatori del blog Linux Manua ieri hanno subito pubblicato un "piano di resistenza" con ben dieci antidoti alla legge Hadopi: si va dal "contestate tutto" per ingolfare la macchina burocratica, al ricorso sistematico allo streaming video e musicale (al posto del download), ma anche il più sicuro mascheramento dell'indirizzo Ip (in modo da non essere intercettati da chi sorveglia, un po' come fanno i dissedenti politici in Cina), fino alle scelte di voto consapevoli.

Va al contrattacco anche il collettivo La Quadrature du Net che parla di un provvedimento «già morto e sepolto» per ben quattro motivi: legale (è in contraddizione con quanto votato dal parlamento europeo), tecnico (già esistono diversi programmi per rendere anonima la connessione), giuridico (presto scoppierà un Hadopi-gate per le tante collusioni tra i membri del governo e l'industria dell'intrattenimento francese), mediatico (la propaganda anti-Hadopi ha compattato il fronte degli utenti). Ce n'è abbastanza perché alla fine la vittoria di Sarkozy-Pirro si riveli solo un clamoroso autogol, sia nel merito (politico) che nel metodo (tecnologico).

Articolo pubblicato su il manifesto del 14 maggio 2009

Giovedì 14 maggio 2009 - 10:59 (271 giorni fa)

Nicola Bruno

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Argomenti trattati: copyright, pirateria

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Commenti dei lettori

  • aliciabx
    Buongiorno all'Italia. E grazie per avere portato le nostre voci fino su vore blog http://aliciabx.over-blog.com/
    16/05/2009 - 09:41

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