La Commissione europea ieri ha deciso di approfondire l'indagine sull'acquisizione di DoubleClick da parte del colosso della ricerca web: vuole capire se ci saranno problemi per i mercati dell'intermediazione e dei servizi della pubblicità online. La delusione di Schmidt.
L'ombra dell'Europa si estende fino alla soleggiata Mountain View. Ieri la Commissione europea non ha approvato l'acquisizione di DoubleClick da parte di Google per 3,1 miliardi di dollari, ma ha deciso di condurre un'indagine più approfondita sull'operazione. L'obiettivo di questi ulteriori accertamenti è di analizzare in dettaglio se la fusione tra il gigante della ricerca e il colosso della pubblicità online metterà a rischio la competizione nel settore. I regolatori dell'Unione avranno fino al 2 aprile (ovvero esattamente un anno dopo l'annuncio dell'operazione) per stabilire se far passare l'accordo così com'è, se chiedere alcune modifiche, o se porre invece un veto.
L'indagine della Commissione è uno dei rari grossi ostacoli che Google si è trovata ad affrontare negli ultimi anni e segna una parziale vittoria per quel composito fronte – fatto di associazioni per la tutela della privacy, editori, industrie rivali come Microsoft e At&t – che si era opposto all'acquisizione.
“Cerchiamo di evitare ulteriori rallentamenti che potrebbero giocare a nostro sfavore nella competizione con Microsoft, Yahoo, Aol e altri le cui acquisizioni in un mercato altamente competitivo come quello dell'advertising online sono state già approvate„
La reazione della grande G è stata piuttosto piccata. «Siamo ovviamente delusi», ha commentato l'ad Eric Schmidt, specificando che comunque l'azienda lavorerà insieme alla Commissione. «Cerchiamo di evitare ulteriori rallentamenti che potrebbero giocare a nostro sfavore nella competizione con Microsoft, Yahoo, Aol e altri le cui acquisizioni in un mercato altamente competitivo come quello dell'advertising online sono state già approvate». Il Ceo di Google si riferisce a una serie di operazioni simili fatte da alcune delle aziende citate, a partire dall'acquisto di aQuantive da parte di Microsoft per 6 miliardi di dollari lo scorso agosto (dopo che il colosso di Redmond aveva invano cercato di mettere le mani sulla stessa DoubleClick).
Il problema è che, a differenza dei suoi competitor, Google controlla il 70-80 per cento del mercato della pubblicità basata sui link sponsorizzati (paid search). L'acquisto di DoubleClick aggiungerebbe la leadership anche nel settore del display advertising, banner e via dicendo. «L'indagine iniziale della Commissione sul mercato indica che la proposta potrebbe comprendere preoccupazioni per i mercati dell'intermediazione e dei servizi della pubblicità online» hanno dichiarato ieri da Bruxelles, precisando che comunque questa decisione «non pregiudica il risultato finale dell'indagine». Come dire: dobbiamo andare a fondo ma non è detto che ci opporremo.
Negli ultimi 10 anni solo il 3 per cento dei casi esaminati dalla Commissione sono passati a una seconda fase di verifica. E di questi la maggioranza ha ottenuto alla fine un'approvazione, magari con qualche correzione. E' anche vero che, specie dopo la sentenza che ha condannato Microsoft per abuso di posizione dominante, l'organo esecutivo europeo è diventato un soggetto cruciale nelle questioni antitrust e nella regolazione dei mercati internazionali. Per altro l'acquisizione di DoubleClick è oggetto d'indagine anche delle autorità regolatorie americane, anche se la Federal Trade Commissione non ha indicato una scadenza precisa entro cui decidere.
Per ora, ad esprimere pubblicamente soddisfazione per la mossa europea sembrano essere solo le associazioni di consumatori, di qua e di là dell'Atlantico. «Gli utenti devono essere rassicurati del fatto che non saranno trattati ingiustamente in termini di prezzo e scelta quando andranno a comprare online» ha dichiarato Jeff Chester, direttore del Center for Digital Democracy. «Mentre gli inserzionisti devono poter contare sul fatto che il marketing online rimanga competitivo e abbordabile, specialmente quando utilizzano Google».
Le maggiori preoccupazioni sull'acquisizione sembrano in ogni caso riguardare soprattutto il fronte della riservatezza. Lo scorso luglio il Beuc, un gruppo di associazioni europee di consumatori (inclusa l'italiana Altroconsumo), aveva chiesto al commissario Ue per la concorrenza, Neelie Kroes, di indagare sull'operazione, poiché avrebbe potuto avere « un impatto negativo sulla selezione di contenuti online a disposizione dei consumatori e sulla privacy». Il timore è che le due aziende possano unire i rispettivi dati raccolti sugli utenti (attraverso le ricerche online e la visione di banner pubblicitari sui siti web), creando un unico ricchissimo archivio di profili personali.
NOTIZIE Mercoledì 14 novembre 2007 - 12:35 (852 giorni fa)
Argomenti trattati: Google, advertising, Ue, privacy
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