E' il più grande database aperto e condiviso della conoscenza umana. Lo stanno sviluppando a San Francisco con l'aiuto degli algoritmi semantici, ma anche degli utenti. Con circa 4 milioni di voci collezionate, ha già superato Wikipedia.
Qual è il più grande contenitore di informazioni e risorse strutturate presente sul web? In molti penseranno a Wikipedia con i suoi 2,5 milioni di voci in lingua inglese. Ma non è affatto così: con circa quattro milioni di argomenti, il primato spetta a un servizio di cui forse non avrete mai sentito parlare. Si chiama Freebase ed è un gigantesco database sviluppato dalla start-up californiana Metaweb su cui è possibile trovare risorse di ogni tipo: dai luoghi geografici ai personaggi storici, ma anche ambiti più di nicchia come la meteorologia, la programmazione informatica o la cucina indiana.
Non è una semplice enciclopedia
Seppure per molti versi le assomigli, Freebase non può essere assolutamente assimilato a un'enciclopedia. Almeno non nel senso tradizionale. Jamie Taylor (che si presenta come "ministro dell'informazione" di Metaweb) lo descrive come "un database aperto e condiviso della conoscenza umana". Ma a differenza di Wikipedia, Freebase non è compilato soltanto da utenti umani: il grosso del lavoro qui lo fanno gli algoritmi e le macchine che "succhiano" informazioni da una miriadi di fonti, a cominciare da Wikipedia, ma non solo: Flickr, il Dipartimento Usa del Commercio, Music Brainz, l'USGS, Chef Moz e via dicendo. Tutti questi dati vengono setacciati dagli algoritmi semantici, che li classificano secondo criteri pertinenti e li mettono in relazione tra loro. Il risultato è un enorme contenitore di informazioni strutturate, che continua a crescere a vista d'occhio.
Non solo macchine
A svolgere il lavoro di classificazione e organizzazione dei dati sono per lo più le macchine. Ma un ruolo non indifferente spetta anche agli utenti in carne e ossa, che possono partecipare al progetto decidendo di approfondire e allargare alcune voci, a seconda dei propri interessi. Un po' come su Wikipedia, solo che su Freebase non sono richieste competenze di scrittura, ma per lo più di associazione e di arricchimento del database. Come ha spiegato Tim O'Reilly: "Freebase è il ponte tra la visione bottom-up dell'intelligenza collettiva del web 2.0 e il mondo più strutturato del web semantico".
Una miriade di applicazioni
Anche perché Freebase non è fatto tanto per gli esseri umani, quanto per essere compreso in maniera dinamica da ogni macchina. Il suo punto di forza non sono tanto le singole voci (che si presentano come una lunga tabella di informazioni categorizzate), quanto le API messe a disposizione per costruire applicazioni di ogni tipo. Il che permette agli sviluppatori di attingere ai dati di Freebase (che sono protetti da licenza Creative Commons) e utilizzarli come meglio credono. Per farsi un'idea, date un'occhiata a Taught or Not (un gioco che chiede di scoprire le influenze tra due pensatori), Shot or Not (un altro gioco in cui bisogna indovinare come sono morti alcuni personaggi storici) o Random Walk Through Influences (bell'applicativo che visualizza le influenze degli artisti nel corso della storia). Anche Powerset, il motore di ricerca semantico acquistato da Microsoft la scorsa settimana utilizza le informazioni strutturate di Freebase.
Un passo verso il web 3.0
Forse non cambierà da vicino la vita di molti utenti (che continueranno ad utilizzare Wikipedia per accedere in maniera rapida alle informazioni di cui si ha bisogno al volo), ma Freebase ci proietta già nel web 3.0 prossimo venturo. In fondo, la mancanza di informazioni strutturate rappresenta una delle maggiori criticità dell'attuale rete: un'ingente mole di dati pubblicati online spesso non è raggiungibile proprio perché condiviso in maniera anarchica. Freebase aiuterà di certo a dare un po' di ordine a questo caos. Oltre che a renderlo più utile, divertente ed intelligente.
NOTIZIE Martedì 08 luglio 2008 - 12:43 (787 giorni fa)
Argomenti trattati: Wikipedia, web semantico
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