Il disegno di legge "tre errori e sei fuori" è stato licenziato dal governo transalpino ed ora è pronto per essere approvato dal senato. Intanto inizia a prendere quota la protesta, per una normativa che sembra fare solo gli interessi delle major.
All'Eliseo lo definiscono un semplice "percorso pedagogico" basato su un sistema di "risposta graduale". Ma sono in molti, tra avvocati, associazioni dei consumatori e semplici utenti, che parlano invece di una vera e propria "prigione digitale", destinata a mettere a repentaglio le libertà fondamentali dei cittadini francesi, a cominciare dal diritto alla riservatezza per arrivare alla libertà di informazione. Oltre che costituire un precedente, che potrebbe presto essere "esportato" anche in altri paesi, a cominciare da Inghilterra e Giappone dove da un po' di tempo si parla di simili soluzioni per mettere un freno alla pirateria.
Fatto sta che dopo mesi di parole, consultazioni, presentazioni di rapporti e sondaggi, e nonostante i pareri negativi del Parlamento Europeo e del Consiglio di Stato francese, il disegno di legge anti-pirateria è stato licenziato dal governo Sarkozy e ora si appresta a varcare la soglia del Senato per l'approvazione definitiva.
Tre errori e sei fuori
Il disegno di legge "Internet et Creation" prevede l'istituzione di una nuova agenzia, l'HADOPI (Alta Autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su internet), incaricata di applicare le sanzioni contro chi scarica illegalmente file protetti da diritto d'autore. Allo stesso tempo viene richiesto un maggiore coinvolgimento nella lotta alla pirateria sia da parte dei fornitori di connettività (tenuti a rilasciare i dati sui propri clienti) che alle major del disco e del cinema, tenute a finanziare le società che dovranno individuare i trasgressori. Il meccanismo sanzionatorio ruota intorno al sistema in tre passi: per le prime due volte che si viene "beccati" l'intestatario del contratto si vede recapitare un avvertimento ufficiale, mentre alla terza volta scatta una vera e propria sanzione, che prevede la sospensione della connettività per un periodo che va da un mese a un anno.
La dottrina Sarkozy/Olivennes
"Internet et Creation" rappresenta l'esito finale della cosiddetta "Mission Olivennes" promossa dal Ministro per la Cultura transalpino Christine Albanel lo scorso anno e sfociata qualche mese fa nella redazione del "Rapporto Olivennes" (che di fatto costituisce l'architrave dell'attuale disegno di legge), oltre che in un accordo tra i maggiori operatori del settore (major, isp, governo) per la promozione delle opere d'ingegno online.
Tutti i fili della trama che hanno portato al disegno di legge sono stati tessuti da Denis Olivennes, ex presidente della FNAC e attuale direttore del settimanale Le Nouvel Observateur, che nel frattempo ha anche dato alle stampe un pamphlet "La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura" (Libri Scheiwiller, 14 euro) in cui prende di mira la "Santa Alleanza" tra i contestatori del capitalismo e i sostenitori dell'assolutismo di mercato, entrambi favorevoli al mantenimento dello status quo (e cioè: totale deregolamentazione e accesso gratuito alle risorse online).
Un'alleanza, a suo dire, pericolosa dal momento che "individua nella potenziale ascesa delle aziende di telecomunicazioni e nel concomitante crollo delle prebende delle industrie tradizionali un'evoluzione sana e naturale dell'economia". Proprio per equilibrare questo rapporto di forze ormai troppo sbilanciato, Olivennes si è fatto portavoce di un approccio "pedagogico" al problema della pirateria, mettendo da parte il tradizionale meccanismo sanzionatorio basate sulle multe. Al ministero sono ben consapevoli che anche questa legge non risolverà il problema (gli heavy-user troveranno comunque nuove soluzioni tecnologiche), ma contano di ridurre il fenomeno dell'80%.
Caccia all'utente e privacy a rischio
Peccato solo il "percorso pedagogico" suggerito da Olivennes si sia risolto in una legge che sembra fare solo il gioco delle potenti major francesi, di cui tra l'altro lo stesso Olivennes stesso è espressione (in quanto ex presidente di Fnac). E che ben poco sembra promettere ai creatori indipendenti e dal basso di contenuti.
Che una commissione guidata da Denis Olivennes arrivasse a un simile esito, poteva essere ben prevedibile sin dall'inizio, secondo Christophe Espern, membro del Forum des Droits sur l'Internet: "E' come se si affidasse una missione sugli OGM al presidente della Monsanto. Diversi consiglieri che hanno partecipato al dossier provengono da Canal+. Christine Albanel non è altro che la loro marionetta. Il Ministero dela Cultura è diventato un annesso di Vivendi: è difficile capire chi è un funzionario e chi un lobbista", ha spiegato Espern al quotidiano Libération.
Le Monde teme, invece, sul fronte della privacy: "I fornitori di connettività saranno obbligati per contratto a filtrare e ripulire la rete da tutte le operazioni che il legislatore riterrà contravvengano alle buone regole"
Contro il disegno di legge si è schierato anche il Partito Socialista francese che sta raccogliendo firme tra intellettuali e persone famose nel tentativo (forse vano) di bloccarlo. Intanto il Governo ha già fatto sapere che andrà avanti per la sua strada. E anche in Italia, c'è chi inizia a mobilitarsi online: si teme che la dottrina Sarkozy/Olivennes possa far presto scuola anche da noi.
NOTIZIE Giovedì 19 giugno 2008 - 13:32 (637 giorni fa)
Argomenti trattati: diritto d'autore, pirateria, legislazioni
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