Folena: "Abbiamo cancellato il compenso Siae"

Prosegue ancora su VisionPost la discussione su fair use e internet, innescata dalla modifica alla legge sul diritto d'autore che permette il libero utilizzo, a fini didattici, di immagini e musiche sul web a patto che siano a bassa risoluzione o degradate. La controreplica di Folena.

SOTTO LA LENTE


Ecco qui tutta la legge, a partire dal comma "incriminato", ovvero il comma 1bis approvato nella notte del 21 dicembre dalla Commissione Cultura del Senato, che così recita:


1-bis

È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

La modifica introdotta dalla VII Commissione permanente (Istruzione pubblica e beni culturali) del Senato alla legge sul diritto d'autore ha suscitato una vespaio di polemiche che probabilmente i suoi estensori non si aspettavano.


Su VisionPost abbiamo documentato tutto il dibattito, a partire dalla prima critica di Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet; successivamente c'è stata la replica di Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; poi ancora la risposta di Cortiana.


Ecco infine la controreplica dello stesso Folena.

Sono purtroppo costretto a replicare alle inesattezze dell'amico Cortiana. Mi dispiace che vengano da una persona competente in materia e con la quale ho collaborato in passato.
Procediamo con ordine e in modo puntuale.

Fiorello afferma:"Nella nota del Presidente della Commissione Cultura della Camera relativa alla legge di riforma della Siae si definisce l'introduzione del comma 1-bis come la costituzione di una "piccola - piccolissima, ma comunque importante - isola di libertà" il cui perimetro è stato definito attraverso l'interlocuzione esclusiva con i rappresentanti Siae, Fimi, Asmi, il Sindacato nazionale Scrittori e il Sindacato Autonomo Siae-Conf.Sal, con le conseguenti "mediazioni accettate". "

Questo è inesatto. Sono stati auditi quei soggetti perché la legge riguardava la Siae, non il diritto d'autore. Siamo stati noi a premere per introdurre la piccola norma a favore dei blog didattici, scontrandoci con alcuni dei soggetti citati.
Scrive ancora Cortiana: "Un tavolo aperto di confronto avrebbe ad esempio permesso alle commissioni presiedute dal Prof. Gambino e dal Prof. Rodotà di dare il proprio contributo. "

Difatti noi abbiamo cercato di non ostacolare quel lavoro, evitando di mettere mani in modo pesante alla legge sul diritto d'autore. Ho incontrato appositamente Gambino proprio per assicurargli che la Commissione Cultura avrebbe aspettato senz'altro la conclusione dei lavori. Quella della commissione Gambino è stata - e credo continuerà ad essere - la sede "multistakeholder". Ora tocca al decisore politico intervenire sulla base di quei lavori, in raccordo con il prof. Gambino e la sua commissione che ci ha fornito materiali preziosi, idee e proposte di lavoro.
Sempre Cortiana afferma: "Proprio la SIAE già nel 2004 nel "Compendio delle Norme e dei Compensi di opere delle Arti Visive", nella Prima Sezione all'art.7.-INTERNET precisava che: "Comunque la riproduzione delle immagini non dovrà eccedere i 72 DPI di risoluzione e dovrà essere di bassa qualità." "

Appunto è ciò che la Siae fa. Chiede un compenso, con tanto di tabella, anche ai siti didattici per la riproduzione di opere coperte da diritto d'autore. Ora, o meglio dopo il decreto attuativo del ministero, che dovrà essere approvato dalla nostra Commissione, non potrà più farlo, se tali immagini non avranno qualità tale da competere con l'uso commerciale (e sfido chiunque a sostenere che un'immagine sul web come di solito vengono pubblicate possa essere usata in un book fotografico).
Cortiana: "Forse la mediazione parlamentare è consistita nell'introduzione aggiuntiva del concetto di "degrado"? "

No, noi abbiamo cancellato il compenso, come ho spiegato.
"Non ho trovato negli articolati dei disegni di legge dei Verdi la fonte di ispirazione di cui parla Pietro Folena; comunque toccherà a loro chiarire. "

DDL Senato 1461, Bulgarelli: "Art. 4. «È consentita la pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini a bassa risoluzione unicamente per uso strettamente didattico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro, fatto salvo il riconoscimento della paternità dell'opera».
Faccio anche notare che la bassa risoluzione o la degradazione qualitativa è considerata da diversi giuristi americani uno degli elementi di valutazione nel fair use degli Stati Uniti, tanto richiamato e così poco conosciuto. Ad esempio è utile la lettura di questo saggio.
Pareri simili si trovano anche su copyright.gov da parte di insigni giuristi, tecnici, docenti. Non ci siamo inventati nulla.
In conclusione: si poteva fare di più? Forse sì. Si poteva fare meglio? Forse sì. Ma non s'è fatto male. Si può accusare Folena di tutto ma non di avere scritto la fine della libertà della rete.
Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati

NOTIZIE Giovedì 10 gennaio 2008 - 12:02 (797 giorni fa)

Pietro Folena

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Argomenti trattati: copyright

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Commenti dei lettori

  • bernardo parrella
    Quanto suggerisce Folena sulla scena Usa (e i link segnalati) dimentica che la "degradazione" delle immagini nel Fair Use non e' un vincolo definito a norma di legge, bensi' una delle variabili che danno vita, appunto, alla dottrina del Fair Use. Si tratta cioe' di misure elastiche e variabili, lasciate appositamente tali, onde si possa giudicare caso per caso. Tra queste rientrano numero di copie o pagine, le clip di un video o film, l'uso nonprofit, etc. Nell'ambito delle correnti norme sul copyright, lasciare un simile margine di manovra e' sicuramente positivo, codificarlo in una norma (meglio, presunta tale, visto che neppure specifica i dettagli tecnici) invece sicuramente negativo. Soprattutto per il messaggio veicolato: il materiale online ripreso in senso educativo e/o non-commerciale puo' (anzi, deve) essere "degradato", e quindi chi usa la rete in tal modo e' comunque cittadino di serie B. Si svilisce cosi' il senso stesso di questa "innovazione italiana" che viene spacciata come copia del Fair Use statunitense, mancando di chiarirne il contesto generale e le sue applicazioni concrete -- dove la spinta e l'accento riguardano il fatto che lo sviluppo di "attivita' socialmente importanti come critica, news reporting, insegmaneto e ricerca", e solo in seconda battuta prevedono anche le variabili di cui sopra. Alcune fonti: http://www.bitlaw.com/copyright/fair_use.html - http://fairuse.stanford.edu
    11/01/2008 - 21:28

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