Grazie a YouTube, al blogging, al web e alle email virali, è sempre più difficile diffondere bugie sfacciate in campagna elettorale. E intanto Obama ha fatto il salto dall'uso della rete per comunicare a quello per mobilitare davvero le persone.
C'è un tempo per l'orgoglio e uno per il pragmatismo. Così deve aver pensato John McCain quando ha deciso di assoldare nella sua campagna presidenziale i seguaci di Karl Rove. Si tratta degli stessi consiglieri i quali, assunti da George W. Bush nel 2000 (che nelle allora primarie repubblicane doveva vedersela proprio con il rivale McCain), gli fecero perdere la nomination attraverso un'offensiva mediatica calunniosa e feroce. Da allora le tattiche alla Rove, il controverso consulente dell'attuale presidente, sono risultate sempre vincenti; basti ricordare gli attacchi denigratori condotti nel 2004 contro John Kerry. Ora però il meccanismo specializzato nel gettare fango sull'avversario sembra essersi inceppato. McCain-Palin ci hanno provato, ma il congegno non funziona come dovrebbe. E' la morte della politica "roviana", sostengono alcuni commentatori. Uccisa da internet.
La fine della politica ‘roviana'
A dirlo per primo non è stato qualche fumoso analista di Washington, bensì Eric Schmidt, numero uno di Google. E lo ha subito ribadito la blogger liberal Arianna Huffington: «Grazie a YouTube - e al blogging, e alla possibilità di verificare i fatti all'istante sul web, e alle email virali - è sempre più difficile ripetere bugie sfacciate senza pagare un prezzo, o condurre campagne infamanti seminascoste senza essere smascherati». Tanto che i tecnofili, ghiotti di neologismi, parlano già di "crowd-scouring", di una "perlustrazione delle masse", capace, attraverso internet, di individuare le falsità.
Indubbiamente, la rete ha permesso al pubblico di conoscere bene i candidati, di riascoltarne i discorsi, di approfondirne i programmi, molto meglio di uno spot tv di 30 secondi. Così, anche se uno dei refrain provocatori della campagna di McCain insiste sulla domanda: chi è (veramente) Obama?(alludendo a sue presunte amicizie con ex-terroristi), gli utenti internet non sono certo intimoriti. Con pochi clic possono farsi un'idea estremamente articolata di chi sia e cosa prometta il candidato afroamericano. Tanto la strategia comunicativa di McCain appare antidiluviana (e sono solo passati 4 anni!), quanto quella di Obama è stata da subito dirompente. E questo, sul manifesto e su Chips&Salsa (e su VisionPost), lo abbiamo scritto da tempo.
Dal virtuale alla mobilitazione concreta
Ma è solo negli ultimi mesi che lo sforzo internettiano dei democratici ha fatto un passo ulteriore, chiudendo in qualche modo il ciclo dell'innovazione. YouTube, Facebook, i siti web, il social network: strumenti che all'inizio sembravano fare solo da grancassa. Ma si riuscirà, ci si chiedeva, a spiccare il volo dal virtuale? A influire davvero sul risultato, sul voto, sul 4 novembre, su quella contabilità gretta così poco 2.0, pure così reale? Ebbene, il balzo è stato fatto. Alcuni di quegli strumenti web che all'inizio sembravano tutt'al più pittoreschi sono diventati mezzi di mobilitazione.
Una mobilitazione che si è declinata soprattutto in 3 aspetti: reclutare volontari, far registrare i potenziali elettori democratici alle liste elettorali, conquistare votanti negli stati in bilico (i cosiddetti swing states).
Mobilitare il mobile
Fondamentale è stato l'utilizzo del cellulare. Ai raduni pro-Obama i simpatizzanti erano invitati a mandare un sms al quartier generale della campagna. In questo modo venivano raccolte informazioni preziose sugli elettori (quando e dove si sono iscritti, in che stato risiedono) i quali in un secondo momento potevano essere facilmente contattati con comunicazioni o richieste di eseguire determinati compiti (anche solo di inoltrare un messaggio ricevuto). C'è anche un sito specifico per il mobile (m.barackobama.com), sul quale, con qualsiasi cellulare abilitato per internet, si può accedere a informazioni, inoltrarle ad amici, scaricare suonerie, sfondi e animazioni virali.
Alla fine di settembre, un piccolo colpo di genio: una campagna mirata a sfruttare la popolarità dell'iPhone, il dispositivo del momento. Si tratta di un'applicazione da scaricare sul telefonino della Apple che automaticamente divide e ordina i propri contatti in rubrica sulla base delle priorità elettorali: in cima quelli che vivono negli Stati in bilico (Colorado, Pennsylvania, ecc), in modo da chiamarli per convincerli a votare (Obama). Nel giro di 2 settimane, il programmino era nella top ten dei download sull'AppStore, il deposito da cui è possibile scaricare i programmi per il cellulare delle meraviglie.
Per reclutare volontari è necessario anzitutto raccogliere informazioni su di loro: a questo scopo anche l'email è stata importante. Si pensi all'annuncio che la scelta su chi avrebbe fatto il vice di Obama (poi rivelatosi Joe Biden) sarebbe stata comunicata prima di tutto (cioè prima che lo sapessero i media) ai suoi simpatizzanti via posta elettronica. Una mossa che ha portato molti utenti a iscriversi al network obamiano.
La campagna web bussa alla tua porta
Il proselitismo, oltre che con applicazioni per il cellulare, è stato incentivato anche con specifici strumenti online, come il sito Neighbor to Neighbor. Qui, attraverso un'interfaccia cristallina, qualsiasi utente che voglia fare la sua parte può scaricarsi una lista di elettori di stati in bilico da chiamare al telefono (è compresa una guida su quello che si deve dire) oppure farsi una mappa degli elettori da contattare nel suo quartiere per bussare direttamente alla loro porta.
A onor del vero anche McCain ha messo in piedi un sito analogo (Voter to Voter), ma con risultati numerici molto più scadenti. A riprova che quando la campagna obamiana sviluppa strumenti web, li incorpora nell'ecologia della rete; ovvero utilizza perfettamente la sua grammatica e alla fine il discorso fila. In questi esempi il passaggio dal digitale all'analogico, dalla chiacchiera internet ai discorsi tra la gente in carne e ossa, dai clic del mouse alle nocche battute sulla porta è stato fatto. Internet, con la sua ubiquità e i suoi multiformi mezzi, è come se avesse "pompato" le conversazioni analogiche con steroidi digitali. La barriera tra online e offline, da sempre temuta ma anche da sempre un poco fittizia, è stata abbattuta.
Andate a votare!
Ma forse lo sforzo maggiore della campagna democratica è stato quello di spingere i suoi potenziali elettori ad andare effettivamente a votare, cosa che in America significa anzi tutto iscriversi alle liste, poi scontrarsi con disguidi, mancanza di informazioni, contestazioni. L'emblema di questo sforzo è stato il sito VoteForChange.com, un portale semplicissimo ed efficace: basta registrarsi e indicare lo Stato in sui si abita per avere informazioni su come e dove registrarsi e votare. La semplicità d'uso è la sua forza. Sui grandi media se n'è parlato poco, ma alla campagna obamiana stava bene non attirare troppa attenzione, sperando nell'effetto sorpresa. Sta di fatto che negli ultimi mesi c'è stata un'impennata di registrazioni elettorali di area democratica (registrazioni che ora i repubblicani stanno cercando di ostacolare con mille diversi espedienti).
Ma la mobilitazione per portare alle urne perfino gli elettori più svogliati si è espressa anche in forme più originali. Come quando un utente di Xbox, popolare console di videgame, mentre giocava a un videogioco di gare automobilistiche si è imbattuto in un (virtualissimo) cartellone pubblicitario su cui campeggiava la faccia di Obama. Il messaggio (realissimo) diceva che il voto anticipato (la possibilità, in alcuni stati, di votare prima del 4 novembre) era iniziato, e quindi di sbrigarsi a registrarsi e andare alle urne (con rimando a Vote for Change). Era la prima volta che la politica sfruttava l'in-game advertising, ovvero la pubblicità piazzata all'interno dei videogiochi. Non sarà l'ultima.
Certo, se alla fine, come speriamo, Obama vincerà, non sarà stato solo merito di internet, naturalmente. Ma di sicuro il contributo della rete sarà stato fondamentale, soprattutto la sua capacità (fin qui messa in dubbio) di mobilitare le persone nella vita reale. Anche per questo il 4 novembre potrebbe diventare una data storica.
(Articolo originariamente pubblicato su Chips&Salsa, in Alias, supplemento del manifesto dell'1/11/08)
ZOOM Lunedì 03 novembre 2008 - 10:40 (669 giorni fa)
Argomenti trattati: web politica
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