Evitare la prigione con Twitter

Un giovane giornalista statunitense è stato arrestato in Egitto per aver fotografato una manifestazione politica, ma grazie a un messaggio inviato su Twitter, gli amici online si sono mobilitati per contattare l'ambasciata Usa, accelerando così le pratiche di rilascio.

Twitter.com/jamesbuck/Una settimana fa, uno studente di giornalismo di Berkeley ha partecipato a una manifestazione politica in Egitto per raccontare, attraverso la macchina fotografica, le storie della strada. James Karl Buck, questo il nome del giovane, è stato arrestato dalla polizia locale, ma poco prima di essere ammanettato è riuscito a inviare un messaggio con il proprio cellulare, indirizzato però non a un solo destinatario, ma al proprio account di Twitter.

Immediatamente, quella singola parola "arrested" – arrestato – è comparsa online, allertando gli amici statunitensi ed egiziani del giornalista in erba. Nel giro di poche ore, e di poche telefonate rivolte a Berkeley all'ambasciata Usa e ad alcune organizzazioni internazionali, James Buck è stato rilasciato.

Cronaca di un arresto annunciato
Attraverso il cellulare James Buck ha aggiornato costantemente gli utenti che lo seguivano su Twitter, rassicurando continuamente sulle proprie condizioni di salute. Eppure, se Buck ha ottenuto rapidamente la libertà, un suo collega e amico egiziano, Mohammed Salah Ahmed Maree, non è stato ancora liberato, nonostante siano cadute tutte le accuse nei suoi confronti; come lui, molti blogger egiziani sono dietro le sbarre. Per questo motivo, il giovane fotoreporter statunitense sta portando avanti uno sciopero della fame e una petizione online per la liberazione immediata di Mohammed Maree.

Una telefonata allunga la vita
Twitter, come ogni mezzo di comunicazione d'avanguardia, è perfetto per poter comunicare al riparo da occhi indiscreti, come le autorità in questo caso. Durante l'arresto è stata infatti sequestrata la memoria dell'incriminata macchina fotografica digitale, ma non il cellulare con cui Buck ha potuto comunicare su Twitter.

Eppure, nonostante quello del microblogging sia ancora un fenomeno di nicchia rispetto ai grandi numeri, Twitter inizia a far paura. Secondo alcune testimonianze, a Dubai il servizio di microblogging è stato bloccato e reso inaccessibile, ancor prima di altri social network come MySpace. Al di là del fatto in sé, questa censura è un segnale molto forte dell'utilità comunicativa di Twitter.

NOTIZIE Giovedì 17 aprile 2008 - 15:22 (869 giorni fa)

Marina Rossi

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Argomenti trattati: politica, blogging, libertà

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