La casa d'aste online condannata da un tribunale francese per contraffazione e vendita illecita. La old economy si prende una rivincita. Ma l'azienda di San José non ci sta.
Non poteva che arrivare da Parigi, questa stangata a eBay. Capitale di marchi di lusso, certo, ma anche di tribunali che già nel 2000 avevano imposto a Yahoo Francia di bloccare l'accesso ai siti che vendevano memorabilia nazi; nonché sede di un governo che sta dando uno stretto giro di vite al file sharing illegale.
Niente sorpresa dunque se ieri eBay è stata condannata dalla corte parigina a pagare 39 milioni di euro di danni a sei marchi di LVMH - colosso francese del lusso cui fanno capo nomi quali Louis Vuitton e Christian Dior - per contraffazione e vendita illecita. Una sentenza arrivata poche settimane dopo che un altro tribunale francese ha condannato il sito d'aste online a pagare 20 milioni di euro di risarcimento a Hermes, storico brand di borsette. E prima ancora c'era stata la sentenza di un tribunale tedesco a favore della Rolex.
Dunque per la terza volta un giudice europeo ha respinto l'argomentazione cardine di difesa usata da eBay in tutti questi anni: ovvero di non essere responsabile, in quanto neutra piattaforma, delle azioni illegali dei propri utenti. "EBay non è una piattaforma che ospita e basta, è un broker" ha commentato il portavoce di LVMH. Ovviamente ora l'azienda di San José ricorrerà in appello, anzi, farà di più: in attesa di una nuova sentenza continuerà a vendere i prodotti delle marche che le hanno fatto causa, anche se ciò le costerà una multa salata.
eBay finora si è sempre appoggiata alle leggi statunitensi ed europee sul commercio elettronico che prevedono una sorta di immunità per i servizi internet in relazione agli illeciti compiuti da parte dei loro utenti, almeno fin tanto che siano pronti a togliere il materiale incriminato una volta informati. Leggi che per altro lasciano un margine di ambiguità. In particolare nel caso LVMH la decisione del giudice si basa sull'idea che eBay dovrebbe essere ritenuta responsabile delle attività illegali condotte sul suo sito perché ricava un profitto diretto dalle stesse, attraverso una commissione sui prodotti venduti.
La sentenza potrebbe portarne con sé altre e potrebbe essere molto costosa per eBay, anche perché sembra tarpare le ali al suo tentativo di vendere prodotti di lusso, oltre che quelli tradizionali da mercatino delle pulci planetario. Tanto più che, secondo il tribunale parigino, non solo eBay non ha fatto abbastanza per impedire e prevenire la vendita di beni contraffatti (quella che è stata definita "colpevole negligenza") ma è responsabile anche di vendite non autorizzate di beni originali, la cui distribuzione era stata circoscritta a specifici canali da parte delle aziende produttrici.
Secondo la casa d'aste californiana la posta in gioco non è tuttavia la contraffazione, bensì il desiderio, da parte dei marchi del lusso, di proteggere pratiche commerciali anticoncorrenziali. E forse su questo troverà uno sponda nei suoi utenti.
INVECE Martedì 01 luglio 2008 - 14:12 (618 giorni fa)
Argomenti trattati: eBay, e-commerce, pirateria
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