La celebre gioielleria perde la causa lunga quattro anni contro il sito californiano: secondo i giudici americani sono i proprietari dei diritti che devono proteggere i loro marchi. In Europa invece eBay ha pagato 40 milioni di euro di risarcimento.
Finalmente qualcuno dà ragione alla casa d'aste online: infatti, dopo le recenti batoste subite in Europa, questa volta eBay ha ottenuto un'importante vittoria legale, venendo scagionata dall'accusa di aver venduto falsi Tiffany attraverso il suo sito. A deciderlo è stato un giudice federale che lunedì ha chiuso la causa che si trascinava dal 2004. Il caso ora potrebbe costituire un nuovo precedente negli Usa per tutti i futuri processi legati alle vendite online. Anche se Tiffany si prepara già per l'appello.
Quattro anni fa la famosa gioielleria accusava il sito californiano, davanti alla Corte distrettuale di New York, di favorire la vendita di gioielli d'argento contraffatti con il prezioso marchio che da sempre contraddistingue "il miglior posto del mondo" a livello internazionale.
La forza della difesa di eBay è stata dimostrare che Tiffany non aveva aderito ai suoi programmi anti truffe. Invece eBay da parte sua, secondo il giudice Richard Sullivan che ha stabilito la sentenza, aveva prontamente rimosso dal sito gli annunci di vendita illegittimi, non appena segnalati come contraffazioni.
Inoltre, sempre secondo Sullivan, non sarebbe possibile accontentare la richiesta della casa produttrice di gioielli, che pretenderebbe una maggiore responsabilità nell'individuare i falsi ed evitarne la messa all'asta con un "ragionevole anticipo". "Questa sentenza stabilisce giustamente che il dovere di proteggere i marchi spetta in primo luogo ai possessori dei diritti, non ai gestori del mercato", rincara Rob Chesnut, vicepresidente del settore Trust and Safety e consulente legale di eBay.
Non sembra siano dello stesso parere le corti europee però. Tra il rimborso record (40 milioni di euro) al colosso del lusso Lvmh due settimane fa e i 20.000 euro che aveva dovuto risarcire un mese fa a Hermes, sembrava che eBay dovesse rassegnarsi a subire provvedimenti di tutt'altra sorta. Ma evidentemente in Europa e negli Stati Uniti vigono ancora due pesi e due misure. Forse la legislazione americana ha bisogno di una rinfrescata in materia e dovrebbe adeguarsi all'aumento delle possibilità di commercio sul web, lo pensa anche il giudice Sullivan di cui sopra.
NOTIZIE Martedì 15 luglio 2008 - 12:35 (607 giorni fa)
Argomenti trattati: eBay, copyright
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