Disputa in Second Life finisce in tribunale

Un avatar si ribella alla legge dei Linden Lab per un presunto esproprio di terreno virtuale. Sfortunatamente per gli ideatori del metaverso il protagonista della vicenda nella vita reale è un avvocato. E adesso vuole andare fino in fondo.

La mappa di Second Life

Per molti Second Life (SL) rappresenta semplicemente un gioco, ma per altri il metaverso dei Linden è un vero e proprio business, un modo per guadagnare soldi veri. Fa sicuramente parte di quest'ultima categoria l'avvocato americano Marc Bragg, che ha portato la società di Philip Rosedale in tribunale – prima di fronte a un giudice della Pennsylvania e ora a rendere conto a una corte federale – per ottenere un risarcimento danni. Oggetto del contendere: alcuni lotti di terreno virtuale acquistati da Bragg in SL e successivamente sequestrati dai Linden Lab (LL), apparentemente senza motivo e senza che sussistesse una palese contravvenzione al regolamento che ogni utente deve accettare al momento della creazione del proprio account.

In realtà però la vicenda è più complessa di quel che sembra. Stando a quanto dichiarato dall'avvocato, infatti, la società di San Francisco avrebbe violato di fatto le leggi della Pennsylvania a tutela dei consumatori disattivando senza preavviso il suo account, e facendogli così perdere la proprietà dei terreni acquistati all'asta in SL. Terreni che Bragg avrebbe potuto rivendere con notevole profitto, poiché erano stati da lui rilevati "a un prezzo molto conveniente, in quanto decisamente inferiore a quello di mercato". In pratica, gli amministratori del metaverso avrebbero dapprima consentito la messa all'asta dei terreni, quindi incassato i dollari (veri) spesi dall'utente per l'acquisto, provvedendo poi illegittimamente all'azzeramento del conto. Causandogli un evidente danno. Le richieste di rimborso del denaro reale speso dall'avocato per l'acquisto della terra virtuale sono state ignorate dai LL, ed è per questo motivo che l'uomo ha optato per il ricorso alla giustizia del mondo reale.

Dal canto loro i LL si sono difesi di fronte al giudice sostenendo che l'avvocato fosse entrato in possesso dei beni virtuali in questione secondo un procedimento non regolamentare, e quindi non valido. Ma tale difesa non ha convinto la corte, che ha passato la palla al tribunale federale. Per la prima volta, quindi, sarà la legge statunitense, non quella dei Linden, a stabilire chi – e in quali termini – abbia il diritto di disporre di un bene virtuale acquistato con denaro vero all'interno di quello che tecnicamente è solo un gioco multiplayer online. Perché, sostiene Bragg, se da un lato è vero che nulla di ciò che si trova all'interno di SL esiste, dall'altro è vero anche che i LL sono comunque obbligati a onorare le leggi che regolano il contratto e la compravendita nel mondo in cui viviamo.

NOTIZIE Lunedì 04 giugno 2007 - 16:59 (1187 giorni fa)

Alessandra Carboni

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Argomenti trattati: avatar, Second Life, Linden Lab, legislazioni

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