Città in cerca di amici - Reggio Emilia

Tra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells

Mauro Bonaretti, Direttore generale Comune di Reggio Emilia

Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell'economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i social network. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C'è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell'immateriale e coglierne le opportunità economiche.

A Reggio Emilia, per esempio, sono convinti che l'interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto "capitale sociale", quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla knowledge economy.

Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su Facebook e un canale su YouTube. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l'intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.

«Non usiamo i social network per rincorrere quei cittadini che non potremmo raggiungere altrimenti», ci spiega Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune reggiano. «Vogliamo usare le specificità del medium per superare il concetto, un po' logoro, di e-democracy, quello che recita: "io amministrazione, ti chiedo cosa vorresti e tu cittadino mi dici cosa devo fare". A noi interessa, invece, capire quali contributi il cittadino stesso può e vuole dare alla città. Questo è capitale sociale».

In omaggio a simile filosofia il canale YouTube del Comune di Reggio Emilia ospita i video realizzati nell'ambito del progetto I reggiani per esempio in cui si raccontano per immagini storie di partecipazione e cittadinanza attiva. Come quella dei pensionati volontari di ReMida Food che ogni sera recuperano dai supermercati i prodotti da banco ancora commestibili e li consegnano a chi si occupa dell'assistenza ai poveri. Oppure piccoli reportage che prendono spunto dagli eventi cittadini (come la festa del progetto sull'interculturalità 167Contatto). E ancora animazioni fotografiche di alcuni luoghi significativi della città, come le Reggiane, complesso industriale in riconversione che dovrebbe accogliere il Polo scientifico tecnologico della città.

Dietro l'offensiva "sociale" di Reggio Emilia c'è un obiettivo ardito: prendere pratiche e concetti fioriti nel cosiddetto web 2.0 e trasferirli in un contesto civico caricandoli di un significato politico. Spiega ancora Bonaretti: «Il prosumer di cui si parla tanto, il consumatore-produttore tipico del web 2.0, può diventare il cittadino attivo che produce capitale sociale. Capitale sociale e servizi che funzionano sono la vera alternativa alle risposte alle sfide della modernità proposte, per esempio, dalla Lega».

Non a caso, il primo tema di approfondimento in cui si cercherà il confronto e il contributo dei cittadini nella pagina di Facebook riguarda proprio temi sociali. Nell'ambito del gruppo "Un aiuto in più" i reggiani saranno invitati a sollevare domande (e risposte) ai problemi connessi alla conciliazione dei tempi tra famiglia e lavoro, oppure all'assistenza agli anziani. Nello spazio "Mi muovo diverso", invece, l'obiettivo sarà indagare le ragioni per cui i cittadini utilizzano la bicicletta.

Ma il percorso di Reggio Emilia nel social networking non si ferma alle grandi piattaforme commerciali. Prende anche sentieri autonomi e più sperimentali. Ad aprile è previsto, per esempio, il completamento di Creativity & Business, un social network costruito per facilitare, attraverso la visualizzazione su cartine geografiche, la formazione di reti informali tra i creativi della città.

L'idea è quella di mescolare due delle tendenze più feconde dell'ultima internet: le mappe interattive e, appunto, la socialità. Il servizio permetterà ai soggetti che gravitano nel campo della cultura di posizionarsi all'interno di una rappresentazione virtuale della città, di inserire informazioni su di sé e di esplicitare visivamente le relazioni con gli altri soggetti di questa rete.

La ragnatela dei talenti reggiani vedrà la luce per merito di uno sforzo congiunto dal Comune (che mette a disposizione i dati cartografici), Netribe, azienda reggiana specializzata in nuove tecnologie, e Opera, il dipartimento dell'Università locale che studia la cultura e il business dei new media. Costo totale dell'operazione circa 10 mila euro. «Grazie a software open source e all'utilizzo di Google Maps abbiamo contenuto le spese ben al di sotto di qualsiasi preventivo fattoci da aziende private», spiega Nicola Bigi, ricercatore, che insieme a Fabrizio Montanari è il fondatore di Opera.
Ma la tecnologia non può essere fine a se stessa. Alla base di questa operazione di networking dei talenti c'è infatti una ricerca che ha "mappato" i creativi di Reggio Emilia, un gruppo che, si stima, è responsabile di un'economia che vale circa 60 milioni di euro. «Creativity & Business non nasce dal niente e sul niente – racconta Bigi – ma è il risultato di un'indagine che ha intervistato 305 individui che operano in campi che vanno dalla musica all'editoria, dalla fotografia al design. Sono loro ad aver espresso il bisogno di aprire, grazie a strumenti innovativi, le reti di relazioni e conoscenze che spesso sono chiuse, soprattutto per chi viene da fuori».

Ma quali sono i vantaggi concreti del social network della creatività per chi vi prende parte? «I soggetti più grandi e stabiliti avranno la possibilità di osservare quello che accade sotto traccia e di scoprire nuovi talenti. I più piccoli e, soprattutto, quelli che sono da poco in città di farsi conoscere».

Senza contare, fanno notare gli ideatori, che l'impatto atteso di un progetto come Creativity&Business si estende anche al di fuori dei settori tradizionali. «Penso – dice Bigi - ad un'impresa che produce piastrelle. Da domani, per trovare un designer di livello, non dovrà più necessariamente, andarlo a cercare a Milano. Saprà dove reperirlo in loco». Grazie al web.

Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 21 febbraio 2009

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Lunedì 23 febbraio 2009 - 12:04 (557 giorni fa)

Raffaele Mastrolonardo

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Argomenti trattati: social networking, Pubblica amministrazione

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