Arriva la conclusione del caso Peppermint: il Garante della Privacy dichiara che le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su internet. Ma la Fimi non ci sta...
Ancora privacy, musica digitale, pirateria, copyright. A seguire la notizia di ieri sull'idea di tassare gli Isp per pagare i diritti d'autore, arriva la conclusione del caso Peppermint, a cui la decisione del Garante della Privacy mette la parola fine: è illecito che i privati spiino gli utenti che scambiano file attraverso le reti peer to peer. L'istruttoria quindi è chiusa e la casa discografica tedesca, che aveva intentato una causa agli utenti italiani chiedendo un risarcimento di 330 euro per presunti download di file illeciti, deve incassare il colpo.
«Le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su internet. La direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti». Questa la spiegazione dettagliata del Garante, che dichiara di aver semplicemente applicato la direttiva europea che vieta esplicitamente questo tipo di controllo. Ora, chi ha raccolto dati, è obbligato a liberarsene entro la fine di marzo.
Una vittoria per i consumatori, quindi. Che però ora chiedono, attraverso Adiconsum che li ha rappresentati, il risarcimento dei danni subiti. Infatti, oltre alle spese legali, ci sono eventuali danni morali: i dati sono stati raccolti a insaputa dei consumatori, anche di quelli che non erano necessariamente coinvolti nell'affaire download.
Ai difensori della casa discografica la faccenda non va giù: si attende che il tribunale di Roma chiuda ufficialmente il caso; Enzo Mazza, il presidente della Fimi non è per nulla soddisfatto dell'evolversi della faccenda: «La decisione del Garante porterà i titolari dei diritti ad aumentare il contenzioso penale con centinaia di denunce alle forze di polizia ed alla magistratura anche in quei casi dove il tutto si poteva risolvere con un richiamo via email e sposterà pesantemente il target delle azioni giudiziarie contro i service provider».
Insomma, lo scenario è di guerra. L'andazzo generale rileva che gli Isp sono recalcitranti all'idea di perseguitare i propri clienti e del resto non sarebbe una mossa conveniente dal punto di vista del marketing. Tuttavia, avere le azioni legali delle major discografiche alle calcagna forse lo è ancora meno.
Tutte le tappe della vicenda:
Il Garante della Privacy entra nel caso Peppermint (30/05/07)
Logistep-Peppermint: è ora di agire (15/06/07)
Peppermint seconda ondata: la parola all'accusa (10/07/07)
I giudici bocciano Peppermint (18/07/07)
NOTIZIE Venerdì 14 marzo 2008 - 12:05 (903 giorni fa)
Argomenti trattati: musica, p2p, diritto d'autore
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