Il leader dei Tories britannici ha fatto un'insolita proposta all'industria musicale: il suo governo si batterà per estendere il diritto d'autore di 20 anni a patto che le canzoni e i video contengano meno sesso e violenza.
Chissà cosa avranno pensato i dirigenti dell'industria musicale britannica quando David Cameron gli ha promesso un'estensione del copyright sulla musica a patto di ripulire la stessa dei suoi contenuti più spregiudicati. Qualcuno l'avrà giudicata un'idea geniale, la quadratura del cerchio; qualcun altro l'avrà presa per una baggianata. Ma difficilmente saranno rimasti indifferenti. David Cameron, il giovane leader dei Tories britannici, ha infatti presentato all'uditorio di discografici – riuniti l'altro ieri a Londra in occasione dell'assemblea generale della British Phonographic Industry – una di quelle offerte che "non si possono rifiutare". Non a cuor leggero, ad ogni modo.
Il capo del partito conservatore ha infatti promesso che, una volta eletto, appoggerà in sede europea l'allungamento del diritto d'autore per le canzoni – dagli attuali 50 anni a 70. Un regalino di vent'anni che Cameron non ha disdegnato tradurre in soldoni: per l'industria musicale, ha precisato, significherebbe 3,3 miliardi di sterline (4,5 miliardi di euro) per i prossimi cinquant'anni. Come contropartita, però, i discografici dovranno cercare di aiutare il leader nella sua crociata per rimettere in sesto la società britannica, squassata da divorzi, gravidanze di teenager, abuso di sostanze stupefacenti e di alcol, e, naturalmente, criminalità. "In cambio – ha precisato la stella nascente dei Tories – voi dovete aiutarmi".
Tutto ciò significa che l'industria musicale dovrà avere più attenzione nel proporre contenuti e immagini troppo spesso intrise di violenza. Dovrà mostrare "modelli positivi" e avere senso di responsabilità: esercitare insomma un ruolo attivo nel fare cultura, e non limitarsi a fotografare la realtà sociale. Ma guai a parlare di censura. "Non parlo di censura, di leggi o di messa al bando dei contenuti", ha specificato Cameron. Formalmente in effetti non è nulla di tutto questo. Si tratta semmai di un accordo informale. Da un lato la missione moralizzatrice dei Tories, dall'altro il desiderio dell'industria musicale di mettere gli anabolizzanti al copyright.
A beneficiare dell'estensione del copyright e del conseguente pagamento di royalties, ha aggiunto Cameron, saranno soprattutto i musicisti - "molti dei quali non sono milionari" - che potranno così avere una sorta di pensione garantita. I baronetti Paul McCartney e Cliff Richard (propugnatori dell'aggiuntina) sono tra coloro che godranno del vitalizio. Infatti l'allungamento a 70 anni di protezione permetterà all'industria di continuare a mungere per un po' i ricchi cataloghi degli anni '60 e '70, che si stanno avvicinando alla data di scadenza, quando cioè ricadranno nel pubblico dominio.
Secondo Cameron, estendere il diritto d'autore sarà un vittoria anche per i consumatori, anche se non è chiaro da che punto di vista. A meno di non considerare la durata del copyright inversamente proporzionale alla disgregazione della società moderna.
NOTIZIE Venerdì 06 luglio 2007 - 08:10 (1155 giorni fa)
Argomenti trattati: musica, copyright
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