A ottobre inizieranno i lavori per rendere più efficace la lotta alla pirateria online: dal tavolo che redigerà le nuove regole mancano però gli utenti. Come evitare il digital divide coatto per chi scarica senza fini di lucro?
Da un tavolo all'altro. Il risultato del tavolo di discussione sulla pirateria tenutosi a Venezia a fine agosto è l'appuntamento per un tavolo, di lavoro questa volta, che si terrà a ottobre. A presiedere i lavori sarà il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, politico (PdL) e poeta. E a discutere e redigere nuove proposte di legge ci saranno quasi tutti gli attori interessati: produttori di contenuti e internet service provider e rappresentanti del governo. Mancano però di fatto gli attori più importanti per il tema in discussione, quelli che sono di fatto i protagonisti: gli utenti, presunti pirati e sicuri clienti.
Aggiungere un posto al tavolo, parafrasando la celebre canzone, sembra quindi il minimo indispensabile per rendere lo stesso rappresentativo della realtà che vuole affrontare e dei problemi che intende risolvere. In tal senso recita la lettera inviata al ministro dall'Associazione scambio etico, che chiede di essere invitata. Se non loro almeno la presenza di una qualche associazione di consumatori. Qualcuno che insomma si possa opporre a una legge che vuole ricalcare quella in discussione in Francia e nel Regno Unito e che prevede un inasprimento delle sanzioni per chi scarica illegalmente i file. Una legge decisamente anacronistica in epoca di lotta al digital divide poiché prevede l'esclusione coatta dei presunti pirati dalla Rete. Se una simile disposizione fosse stata adottata seriamente negli scorsi anni, non avremo probabilmente visto nascere internet. La condivisione di contenuti d'autore, a bassa qualità dati i formati audio e video molto compressi, è stato il vero volano che ha favorito l'esplosione delle connessioni a un'internet che era assai povera di contenuti "legalmente" distribuiti da chi prima della nascita del web ha sempre controllato i rubinetti della creatività: le major del disco e del cinema.
Negli anni di Napster, Kazaa e BitTorrent anche i fornitori di connettività internet spalleggiavano gli utenti dei servizi di file-sharing, consapevoli che senza p2p avrebbero avuto meno contratti e soprattutto nessun contratto flat tutto compreso. Ora invece gli Isp iniziano a vacillare sotto i colpi della politica e le instancabili azioni della lobby di cinema e musica. I politici, a parte rarissime eccezioni, sono sempre stati troppo ignoranti in materia per tutelare le posizioni dei cittadini, dei loro elettori: facili prede dunque di lobbisti agguerriti e molto informati. Colpevolmente per il bene comune (per chi ancora crede negli ideali alti della politica) e anche per il loro bene particolare (ideali bassi), di politici che cercano il consenso e tentano di accontentare la maggioranza dell'elettorato. Ministro Bondi, se gli obiettivi alti sono difficile da perseguire, almeno non dimentichi quelli più volgari, non si alieni le simpatie e le "x" sulle schede elettorali dei tanti utenti/elettori che considerano eccessivi e tragicomici ulteriori inasprimenti delle norme che regolano i contenuti digitali sul web. Oppure si prepari a una forte opposizione.
INVECE Lunedì 15 settembre 2008 - 12:59 (547 giorni fa)
Argomenti trattati: copyright, pirateria
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