Un terzo dei ragazzi vittima di cyberbullismo

Uno studio americano rileva che il fenomeno del bullismo tecnologico tra adolescenti ha assunto proporzioni allarmanti. Un terzo dei teenager dice di essere stato vittima di atteggiamenti prevaricatori attraverso cellulari o internet. Più colpite le ragazze e i frequentatori di social network.

Il bullismo non esiste solo nella vita reale. Ma, nell'era dell'internet e dei cellulari, assume anche un volto virtuale. Forse meno minaccioso ma non meno preoccupanmte. Lo rivela uno studio pubblicato ieri da Pew Internet and American life Project, che racconta di come il fenomeno del bullismo tecnologico tra adolescenti abbia proporzioni enormi. Un terzo dei teenager dice di essere stato vittima di atteggiamenti prevaricatori e umiliazioni attraverso l'uso dei cellulari o della rete. Due terzi (67 per cento) tuttavia ritiene però più probabile incorrere in una vessazione nella vita reale.

Il dato non è poi molto sorprendente poiché - a parte i casi eclatanti finiti su YouTube - è normale la dimestichezza con tecnologie come i cameraphone, le mail o i social network abbiano aumentato in modo esponenziale le possibilità di diffondere informazioni e immagini su altre persone. Il tipo di cyberbullismo più frequente è infatti quello della gogna pubblica all'interno di un gruppo, tipicamente la scuola. Se prima la vendetta contro la ragazza che rompe un rapporto o che "non ci sta" aveva a disposizione solo le scritte sui muri, i bigliettini o il passaparola, ora c'è solo l'imbarazzo della scelta. Foto rubate con i telefoni, sms, mail, chat e social network sembrano gli strumenti preferiti dei prepotenti del nuovo millennio.

Torna anche il fatto che le principali vittime siano ragazze: il 38 per cento delle intervistate ha detto di aver subito episodi di questo genere, contro il 26 per cento dei maschi. La percentuale aumenta molto tra i teenager che frequentano siti di social networking, arrivando al 40 per cento.

Uno dei vantaggi indiscussi del bullismo tecnologico è inoltre l'anonimato, che dà ai giovani la sensazione di rimanere in ogni caso impuniti. Le ragazze più grandi, in particolare, sono più inclini a denunciare episodi di violenza tramite tecnologie: lo ha fatto il 41 per cento delle adolescenti di età compresa tra 15 e 17 anni. Allo stesso tempo, il 17 per cento delle ragazze rivela che comunicazioni personali inviate tramite e-mail o Instant messenger sono state rese pubbliche senza il loro consenso. Mentre il 16 per cento denuncia la diffusione di pettegolezzi sul loro conto.

La ricerca è stata condotta su un campione di 935 ragazzi statunitensi tra i 12 e i 17 anni, e Pew dichiara un margine di errore sulle stime intorno al 4 per cento in più o in meno. Per quanto riguarda la diffusione di internet e cellulari, gli stessi dati potrebbero valere anche in Italia, visto che tra i giovanissimi il digital divide tra i sessi e geografico è praticamente nullo.

NOTIZIE Giovedì 28 giugno 2007 - 16:53 (994 giorni fa)

Francesca Martino

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Argomenti trattati: cyberbullismo, social media, social networking

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  • Luca Pisano
    Per quanto riguarda la diffusione del fenomeno (Smith, 2007), può essere interessante leggere i seguenti dati, tratti da www.cyberbullismo.com: UK 2005, NCH (Formerly National Children’s Home) ha svolto una ricerca su 770 studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Il 20% afferma di essere stato cyberbullizzato, mentre l’11% ha dichiarato di aver inviato messaggi minacciosi a qualcuno. 2006, Noret and Rivers, hanno svolto una ricerca su 11.227 studenti di età compresa tra gli 11 e i 15 anni ai quali fu chiesto se avessero mai ricevuto SMS o E-mail offensive o minacciose. Il 7% ha riferito che è successo almeno una volta (comunque il dato è più elevato nel campione delle ragazze rispetto a quello dei ragazzi). 2006, Smith et al., hanno svolto un dettagliato studio su 92 studenti di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, provenienti da 14 scuole di Londra. Nello studio il cyberbullismo fu suddiviso in sette differenti categorie: 1) SMS, 2) immagini e video clip (attraverso cellulare), 3) chiamate telefoniche, 4) E-mail, 5) Chat Rooms, 6) Istant messaging (via cellulare), 7) web site. Il 20% degli studenti hanno riferito di essere stati vittime di cyberbullismo almeno una volta, mentre il 6,6% più volte. Le forme più comuni di cyberbullismo sono risultate le telefonate (mute o sgradevoli) e l’E.mail offensive, mentre il bullismo in Chat Rooms sembra essere il meno frequente. SVEZIA 2006, Slonje e Smith hanno svolto un ricerca su 360 adolescenti tra i 12 e i 20 anni. La ricerca ha evidenziato che il 5,3% è stato cyberbullizzato una o due volte, mentre il 2.8% molto frequentemente. CANADA 2006, Li ha svolto un’indagine su 264 studenti. Circa il 25% riferisce di aver subito cyberbullismo, mentre il 17% afferma di aver cyberbullizzato un coetaneo. AUSTRALIA 2005, Campbell ha riscontrato che il 14% di 120 studenti di otto anni è stato oggetto di cyberbullismo mentre l’11% ha cyberbullizzato un compagno nell’ultimo anno. USA 2004, Ybarra and Mitchell hanno svolto una ricerca su 1501 studenti di età compresa tra i 10 e i 17 anni che usano regolarmente Internet, Il 12% ha riferito di essere diventato aggressivo con qualcuno, on line, mentre il 4% afferma di aver subito aggressioni. Il 3% dichiara, inoltre, di aver qualche volta subito cyberbullismo, altre volte di essersi comportato aggressivamente on line. Gli autori ipotizzano, allora, che alcune vittime di bullismo (reale) possano usare internet per attaccare gli altri, e vendicarsi on line delle offese subite nella vita reale. 2006, Ybarra, Mitchell, Wolak e Finkelhor, in uno studio di follow up, hanno trovato che il 9% dei giovani sono stati vittime di molestie attraverso Internet. 2007, Raskauskas and Stoltz (in press) in uno studio su 84 studenti, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, hanno riscontrato che il 49% ha subito cyberbullismo, mentre il 21% ha riferito di essere un cyberbullo. Gli autori hanno, allora, verificato che molte cybervittime sono anche vittime di bullismo tradizionale e molti cyberbulli sono anche bulli nella vita reale. L’ipotesi che la tradizionale vittima possa diventare un cyberbullo (Ybarra & Mitchell, 2004) non ha, dunque, avuto un riscontro scientifico.
    21/03/2008 - 09:52

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