Un blog piccolo piccolo

Nata dalla fusione di diari online e sms, una nuova tendenza si fa strada sul web. Una forma di comunicazione ultraframmentata e istantanea per una società sempre più vaporosa. Anche la Bbc si converte.

Mark Zuckerberg insieme a Sarah LacyUn commento sussurrato al vicino, un fischio in segno di disapprovazione. Molti sono gli strumenti che la platea ha per esprimere disagio di fronte a uno spettacolo non gradito, sia esso un concerto a teatro oppure una tavola rotonda per specialisti. Un'insoddisfazione per gli spettatori resta il più delle volte vincolata a quel palco, a quel luogo, ma oggi anche i piccoli dissapori trovano un'altra ribalta in cui essere protagonisti: la rete. È vero, già nei blog le opinioni hanno riscoperto il piacere di una platea alternativa al bar, ma in un mondo sempre più di corsa, perfino il diario online è diventato uno strumento di comunicazione lento. Ecco quindi che internet incontra i cellulari e i blog si fondono con gli sms, dando il via a una nuova tendenza che potrebbe rivoluzionare le comunicazioni di domani: il microblogging.

Lo ha imparato a sue spese Sarah Lacy, giornalista del settimanale BusinessWeek che ha intervistato Mark Zuckerberg, creatore del social network Facebook, nonché il più giovane miliardario del 2008 secondo la rivista Forbes. Durante il colloquio con il ricco ventitreenne, la platea non ha apprezzato le domande e lo stile della giornalista. Centinaia di messaggi canzonatori sulla Lacy sono stati scambiati dai presenti in sala tramite Twitter, un servizio di microblogging, e il disappunto dei partecipanti si è esteso a tutto il web. Ne è nato un vero caso diplomatico che ha portato la giornalista a doversi difendere pubblicamente.

Ma cosa si intende esattamente per microblogging? L'idea è – come indica il termine stesso – di rimpicciolire ulteriormente lo strumento dei diari online, eliminando tutto ciò che è superfluo come la lunghezza eccessiva dei messaggi, i commenti, le foto e i video. Quello che può essere considerato ricchezza di informazione, per le applicazioni di microblogging è semplicemente inutile. L'aggiornamento, poi, è ancora più facile rispetto a un blog: non servono competenze particolari, basta scrivere un messaggio di 140 caratteri e tutti lo potranno leggere online. Un po' come un sms, ma sul web. Non a caso, il proprio profilo di microblogging può essere aggiornato anche inviando un messaggio di testo dal proprio cellulare.

Nata alla fine del 2006, Twitter.com è stata la prima applicazione web a portare il nuovo genere di comunicazione alla ribalta, conquistando migliaia di persone negli Stati Uniti, ma anche in Italia. In pochi minuti, l'utente può creare il profilo personale e aggiornarlo con brevi messaggi di testo. Il meccanismo è costruito sulla semplicità: una comunicazione da uno a molti (broadcast), assai rapida, fortemente basata sull'istantaneità. La brevità dei messaggi fa si che sia favorita una conversazione virtualmente sincrona: pur esistendo gli archivi, questi risultano inutili per l'uso dell'applicazione.

Servizi come Twitter danno voce a un'ingovernabile voglia di esprimersi: non c'è bisogno di organizzare pensieri e opinioni, basta segnalare un link, un'idea, un parere e lasciare agli altri il compito di strutturare giudizi più complessi. È uno strumento che rispecchia un'idea di società più che liquida, vaporosa, fatta di particelle di gas che si aggregano e si disgregano continuamente e che non si fermano mai. Poco importa quali sono i contenuti dei messaggi, quando un amico scrive «vado a bere un caffè», ha la stessa importanza di «ho letto ora che è morto Heath Ledger, poverino». Perché il microblogging è un modo per raccogliere gli istanti, quelli che a volte sono banali, a volte tremendi, a volte indifferenti, a volte di sollievo. Roba da adolescenti? Forse, ma non solo. La vecchia Bbc lo usa per aggiornare sulle ultime notizie di cronaca.

Twitter ha il vantaggio di essere molto diffuso a livello mondiale (le stime parlano di un milione di utenti regolari), ma vari servizi offrono valide alternative. Come Jaiku (da poco acquisito da Google), oppure Pownce che personalizza lo strumento aggiungendo la possibilità di commentare e rispondere. Molte sono le sperimentazioni che cercano di includere nuove caratteristiche mantenendo sempre gli stessi due punti cardinali: messaggi brevi come sms e comunità selezionate.

Dalla parte degli utenti, si sperimentano invece differenti tipi di comunicazione: da quelle personali alle vere e proprie informazioni, come 20palabras.com, un quotidiano spagnolo interamente composto da articoli online di sole 20 parole. Altri, infine, utilizzano Twitter per gli aggiornamenti politici (Barack Obama lo fa), per la guida tv (Sky) o per commentare gli eventi in diretta. Un po' come ha fatto la platea che ha giudicato insulsa e noiosa l'intervista di Sarah Lacy a Mark Zuckerberg.

(Articolo originariamente pubblicato sull'inserto Chips&Salsa del Manifesto del 20 marzo 2008)

ZOOM Venerdì 21 marzo 2008 - 09:04 (896 giorni fa)

Marina Rossi

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Argomenti trattati: blogging

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