Outreach: Google Earth in aiuto del non profit

Google raccoglie in un sito dedicato gli strumenti necessari a integrare i materiali relativi alle attività delle associazioni umanitarie e ambientaliste nel suo servizio Google Earth. Uno strumento in mano al non profit per dare voce ai propri progetti. E fornire il contesto geografico.

La regione del Darfur in Google EarthÈ arrivato il momento della formalizzazione di una collaborazione nata spontaneamente già da tempo: quella tra Google Earth e varie organizzazioni non profit, che utilizzano il software di visualizzazione 3D della per dare visibilità al proprio lavoro.

Il programma, Google Earth Outreach, è stato ufficializzato ieri e le motivazioni alle spalle sono riassunte nel blog ufficiale della Grande G da Rebecca Moore, manager alla guida dell'iniziativa: «Quando Google Earth fu lanciato due anni fa, è stato buffo riscontrare che molte persone se ne servivano per osservare casa propria, quella dei vicini e perlustrare il pianeta. Ma quando, nel settembre del 2005, fu utilizzato per soccorrere le vittime del post-Katrina, abbiamo realizzato che Google Earth aveva in sé il potenziale di uno strumento significativo, da usare al di là delle esplorazioni personali».

Molti gruppi, umanitari e ambientalisti, coinvolti su differenti fronti di intervento, hanno così preso a integrare i materiali – testuali e multimediali – relativi ai loro progetti all'interno di Google Earth, portando quindi all'attenzione dei 200 milioni di utenti del software le atrocità che si compiono in Darfur (lo fa l'Holocaust Memorial Museum) piuttosto che le ricerche sugli scimpanzé condotte in Tanzania dal Jane Goodall Institute.

Google offre da adesso, in maniera sistematica, tutti le risorse necessarie a sfruttare al meglio la sua applicazione, così che associazioni, ma anche singoli, siano in grado di riuscire a combinare le informazioni su una certa questione – e su cui hanno qualcosa da dire al mondo – alle informazioni geografiche di contesto.

Tecnicamente, significa sviluppare e apporre dei layer (su cui gli utenti cliccano per accedere alla varia documentazione) sopra specifici luoghi di Earth, utilizzando il Klm, ovvero una variante del linguaggio Xml. A livello non tecnico, significa avere la possibilità di raccontare delle storie e al contempo fornire a chi vorrà raccoglierle la giusta contestualizzazione geografica.

Nelle pagine web appositamente dedicate, si trovano guide e video di istruzioni, che illustrano come integrare i propri materiali all'interno di Google Earth. Non solo: c'è anche una carrellata di vari progetti in corso e una raccolta di casi di studio.

NOTIZIE Mercoledì 27 giugno 2007 - 17:30 (987 giorni fa)

Simona Campanella

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Argomenti trattati: Google, ricerca

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