Network sociali, YouTube, remix dei contenuti. In rete vince chi riesce a trovare il giusto compromesso tra apertura e controllo della comunicazione. Come Barack.
«Questa sarà l'elezione di internet!» Saranno ormai quasi 10 anni che ogni elezione presidenziale Usa qualcuno salta su dalla sedia tutto eccitato e lo afferma con decisione: finalmente un nuovo media sancirà la fine della era di dominazione televisiva della politica. E dopo quasi 10 anni va a finire che questa è la volta buona. Sono in molti oggi ad affermare che la rete, oltreoceano, sia ormai politicamente matura – sia in termini di comunicazione che di informazione e partecipazione. Ma davvero il tubo catodico è destinato a finire impolverato nelle cantine dei Palazzi, sostituito dal web nel ruolo di "consacratore" elettorale del potere?
L'era della politica televisiva inizia nel 1960 proprio in America, quando John Kennedy, un giovane e sorridente democratico, si scontra in un dibattito con un imbarazzato Richard Nixon con la fronte imperlata (pare a causa delle forti luci alogene dello studio). Quel 1960 segnò una frattura; un prima e un dopo. Perché le elezioni le vinse – inaspettatamente – il candidato che dimostrò di saper usare con naturalezza la televisione, che in quel momento si stava imponendo come il media "da salotto" degli americani. Da allora la tv continua a fare e disfare candidati e presidenti; assorbe risorse e soldi in misura crescente; pretende trasparenza e disponibilità, dando al massimo in cambio qualche spezzone nei notiziari. Un king-maker che, fino alla comparsa di un giovane ecosistema mediale arrogante e sbarazzino di nome internet, non aveva praticamente avversari di livello.
Prima del 2000, gli unici ad interessarsi del mondo online erano le aziende produttrici di bolle (finanziarie, ovviamente). Nel 2000 è John McCain a sperimentare per primo e con successo quello che oggi è uno dei talenti riconosciuti della web-politica: la raccolta fondi. Il 2004, invece, è l'anno di Howard Dean, semi-sconosciuto senatore del Vermont che osa una campagna sui generis fatta quasi tutta con l'appoggio della arrembante blogosfera politica. Ma perde. Sempre nel 2004, George Bush e John Kerry esplorano le potenzialità più tradizionali di internet. Vengono prodotti i primi spot elettorali da distribuire solo sul web. C'è un tentativo di assimilazione del linguaggio televisivo all'interno dell'ambiente di rete: il vecchio media, pur di non essere accantonato, prova a scendere a patti. Dopo quattro anni, oggi, internet è di nuovo cambiata; e l'impatto di piattaforme video come YouTube si fa sentire. In molti, infatti, parlano di "youtubizzazione" della politica. Alcuni forse sperano in una campagna in cui YouTube sostituisca la tv ma tutto, in fondo, rimanga come prima.
INVECE Venerdì 22 febbraio 2008 - 09:54 (924 giorni fa)
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