NoBlog, i 4 difetti di una moda in discesa

Sono almeno 71 milioni i blog nel mondo, forse 100. Tra popolarità e critiche crescenti, Franco Carlini prova a tracciare un itinerario critico per provare a capire un po' di più un fenomeno in costante movimento.

Conversazione tra blogLe ultime cifre fornite a maggio dal motore di ricerca Technorati segnalano 71 milioni di blog esistenti. Altri parlano di oltre 100. La tendenza è alla crescita continua, giorno su giorno, minuto su minuto. E i numeri contano. Tuttavia, con la popolarità di massa del fenomeno, emergono anche le opinioni critiche. Non devono preoccupare, ma vanno considerate con attenzione. Spesso si tratta di una sana reazione all'eccesso di enfasi e di moda che continua ad accompagnare la parola. In altri casi si tratta di obiezioni di fondo. Alcune di queste sono già comparse su queste pagine, in particolare il punto di vista di Geert Lovink torna con il suo nuovo libro «Zero Comments» (vedi l'articolo di Nicola Bruno del 15 marzo).

Le principali sono che

1. Non c'è nulla di nuovo;

2. La parola è ambigua e indica generi oramai molto diversi;

3. Molti Blogger sono narcisi e autoreferenziali;

4. Il formato delle pagine risulta limitativo e piatto.

Vediamole.

(1) Niente di nuovo?

I blog, così come l'universo convenzionalmente chiamato Web 2.0, non portano concettualmente niente di particolarmente nuovo rispetto al progetto originario del web, chiamatelo pure web 1.0.

Vero: Come lo stesso Berners-Lee ha scritto:

«il sogno sottostante al web era di uno spazio comune in cui comunicare condividendo le informazioni. La sua universalità è essenziale: il fatto che il link di un ipetertesto possa puntare ovunque, sia esso personale, locale o globale» L'altra parte del sogno stava nel fatto che «una volta che lo stato delle nostre interazioni fosse online, si possano usare i computer per analizzarle, dare un senso a ciò che stiamo facendo (e vedere) come possiamo meglio lavorare insieme

Di recente lo stesso baronetto inglese lo ha ripetuto al settimanale inglese The Economist: «Il web venne progettato in modo che ogni utente potesse anche essere un autore … quel tipo di partecipazione era l'idea centrale fin dall'inizio» («Watching the web grow up», 8 marzo 2007).

Falso: Dunque, dieci anni dopo l'esplosione del web, si potrebbe dire che i blog rappresentano la concreta realizzazione di quel sogno già ben delineato. Certamente anche i 100 milioni di siti web esistenti sono stati realizzati dal basso, ma per farlo era pur sempre necessario avere uno spazio sui server di un Internet Provider, registrare un nome di dominio, e sapere realizzare le pagine in linguaggio Html (almeno quello statico).

Meraviglioso dunque che tanti milioni di siti siano nati, ma con i software per i blog tutto è diventato ancora più semplice e immediato. In uno dei molti servizi in rete si può infatti registrare un proprio nuovo blog - gratuitamente e in pochi minuti, scegliendone anche l'aspetto visuale tra i molti formati offerti; alimentarlo in ogni istante, collegandosi in rete al servizio, e inserendo titolo e corpo del testo. Diversi fornitori di blog, come l'italiana Dada, permettono di farlo in mobilità, attraverso i cellulari. Alcuni accessori standard come il Blogroll e gli Rss feed rendono agevoli e automatici i legami con altri blog amici, accentuando l'effetto di comunità.

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NOTIZIE Sabato 02 giugno 2007 - 08:00 (1020 giorni fa)

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