NoBlog, i 4 difetti di una moda in discesa

Conversazione tra blog(2) Blog è parola ombrello che copre, malamente, troppe cose diverse

Vero: e questo sarebbe un buon motivo per abbandonare (o segmentare) il termine. Qualche categoria grossolana si può tuttavia tentare:

a) i veri e propri diari personali. Li fanno i giovani e i meno giovani. Sono scritti per sé, come ogni classico diario, ma anche per il pubblico degli amici e potenzialmente per tutto il mondo: cosa ho fatto, pensato, sentito, letto oggi. Spesso sono arricchiti di foto, come l'ultima corsa alla maratona o la cena con gli amici. Molte ingenuità, ma lecite, permesse, cercate. Il linguaggio è la tipica oralità scritta, amicale, senza formalità, con molte invenzioni lessicali. Nulla da obbiettare: sono quella cosa lì, una grande confessione in pubblico che oltre a tutto offre infiniti materiali di studio a sociologi e antropologi. Fanno bene a chi li scrive, che può esercitare un utile percorso di costruzione di identità, insieme essendo in contatto con amici e sconosciuti.

b) Blog d'autore e cioè quelli aperti e alimentati da un personaggio più o meno pubblico. Moltissimi ormai sono i giornalisti che ne tengono uno, dove approfondiscono quello che sulla carta non trova spazio. Sono tanto più letti quanto il personaggio è noto e autorevole. Si può anzi sostenere che è la fama a creare il traffico piuttosto che la bontà dei contenuti a portare lettori. Quasi tutti hanno un campo di interessi ben definito, che si tratti della politica, dell'ambiente o dello sport. Più l'autore è noto, più numerosi sono i lettori-visitatori che anche commentano e interloquiscono. Anche in questa categoria il tono prevalente è confidenziale: l'autore parla in prima persona. C'è chi esagera in confidenzialità e chi meno, ma troppo spesso si avverte un eccesso dell'Io, anche quando i contenuti sono di valore. Specialmente per i giornalisti della carta, sono comunque luoghi da cui avere ritorni interessanti dai lettori. L'altra caratteristica è che il giornalista autore, sentendosi più libero, talora si lascia andare di più di quanto non faccia sul suo giornale. Si fa meno terzo e più esplicito nelle sue opzioni.

c) Blog collettivi o di gruppo: il più famoso e ben riuscito, a opinione di chi scrive, è Slashdot, un vero caso di studio: una piccola redazione riceve ogni giorno migliaia di post sui temi delle tecnologie digitali dal popolo di lettori-autori e seleziona, con suoi criteri editoriali, le più interessanti. La cosa importante è che non si pubblicano semplici opinioni o idee, ma brevi sintesi di notizie prelevate da altri luoghi, ognuna dotata del doveroso link. Ogni post ovviamente può venire commentato. Analoghi meccanismi animano da anni Boing Boing, tipicamente californiano, pop-culturale, ricco di immagini originali. Ogni giorno questi blog fanno circolare le idee e ce ne regalano infinite, spesso geniali.

 

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NOTIZIE Sabato 02 giugno 2007 - 08:00 (1189 giorni fa)    Pagina 2 di 4

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