Il Centro Simon Wiesenthal fa un censimento dei siti della rete che richiamano all'odio: sono tanti, troppi, crescono e trovano, inevitabilmente, un prezioso alleato nel social networking. Che però non va criminalizzato.
"Hate in the Information Age", ovvero l'odio nell'era informatica: così si intitolava il congresso tenutosi recentemente negli Stati Uniti nel corso del quale è stato presentato l'ultimo report, promosso da Centro Simon Wiesenthal (SWC), sul rapporto tra internet, antisemitismo e razzismo. Il percorso iniziato da Simon Wiesenthal, sopravvissuto all'Olocausto che ha trascorso la vita a combattere una battaglia personale mondiale contro l'odio razziale e l'antisemitismo, non si ferma dunque alla sua morte.
Il centro creato da Wiesenthal promuove tutti gli anni uno studio che setaccia tutti i siti della rete che inneggiano all'odio o al razzismo, proponendo vari tipi di soluzioni per arginare l'odio razziale. I risultati dell'analisi annuale non sono confortanti, come spiega il blog del New York Times. Il gruppo ha individuato infatti 8 mila siti problematici negli ultimi 12 mesi, con un incremento del 30 per cento rispetto allo scorso anno. Un aumento a cui hanno contribuito anche siti come Facebook e MySpace, perché il cosiddetto web 2.0 facilita l'inserimento di contenuti dal basso e di video.
Per il SWC, i gruppi razzisti non fanno più proselitismo in maniera classica ma utilizzano la rete e soprattutto i siti di seconda generazione. Un terzo dell'incremento di odio che circola sul web è infatti da addebitarsi, secondo il rabbino Abraham Cooper, proprio ai blog, ai siti di social networking e a tutti quei forum che supportano il terrorismo. Basta bollettini e manifesti, manifestazioni o cortei, i metodi tradizionali sono ormai superati, a favore di un'internet utilizzata anche per diffondere l'anti cultura dell'odio. I gruppi estremisti investono molto sul cyberspazio, e il Centro Wiesenthal da tempo propone l'adozione di legislazioni che proibiscano l'iconografia nazista.
Ma ormai non si tratta nemmeno più solo di antisemitismo. O meglio, sui siti monitorati definiti problematici il 40 per cento ha un'ispirazione antisionista, il 20 per cento si scaglia invece contro i neri e il 15 per cento contro gli immigrati in senso generico.
NOTIZIE Giovedì 22 maggio 2008 - 12:13 (834 giorni fa)
Argomenti trattati: social networking, blogging
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