Un ricercatore della Sheffield Hallam University espone i risultati della sua indagine sugli effetti che internet ha sulla socialità: avere tanti amici nel web non equivarrebbe ad averne di più intimi. Infatti, per questi ultimi è necessario spegnere il computer.
Fino a qualche anno fa, dichiarare di avere una vita sociale nell'internet equivaleva a darsi in pasto ai pregiudizi. Anche ora, però, la questione non è univoca e sociologi e psicologi si dannno da fare per definire meglio il fenomeno che sta segnando un cambiamento nelle relazioni umane. L'ultimo studio al riguardo arriva dall'inglese Sheffield Hallam University ed è stato portato avanti dallo studioso Will Reader. La tesi - esposta dal Guardian - è che per avere amici, quelli veri, l'internet non è per nulla un buon mezzo poiché non permette la comunicazione fisica, fondamentale componente dell'intimità fra due persone. Insomma, se si vogliono più relazioni autentiche occorre scollegarsi dai siti di social networking.
Sarebbe l'incontro faccia a faccia, dunque, la discriminante fondamentale per la creazione di un buon rapporto sociale. Tutti coloro che si relazionano nel web riescono ad allargare la propria cerchia di conoscenti ma lo studio rileva che il numero di relazioni più strette rimane invariato sia per chi vive una vita virtuale sia per chi invece ne vive solo una reale, ovvero all'incirca 5. Non solo, ma il 90 per cento di chi ha partecipato allo studio (200 persone che si sono sottoposte a diversi questionari) ritiene vero che per costruire un sano rapporto occorre l'incontro fisico. E la risposta del corpo, l'osservazione dello sguardo, l'interpretazione del sorriso, sono indizi riguardanti la sincerità della persona con cui si interagisce che mancano – senza dubbio – all'interazione sociale in rete. In particolare proprio l'esperienza di ridere assieme è lo scheletro necessario ma non solo: l'incontro fisico sarebbe l'arena adatta a qualcosa che somiglia all'incontro fra due scorpioni, una sorta di danza in cui gli esemplari si studiano per capire le reciproche intenzioni, se uno dei due vuol divorare l'altro o magari dormirci assieme. Inutile insomma affannarsi ad allargare la cerchia di conoscenti che ogni individuo è in grado di mantenere, non servirà ad avere più amici del cuore.
Sconfitta della vita virtuale? L'affidabilità, componente rilevata come imprescindibile per l'amicizia, si misurerebbe solo con l'aiuto del linguaggio del corpo. Vista così, la vita virtuale sembra quasi una deviazione poco sana del naturale bisogno di relazionarsi. Naturalmente non è l'unica visione della faccenda. Lo studioso inglese Robin Dunbar, che ha elaborato delle teorie sulla nascita del linguaggio, argomenta che il network sociale non è null'altro che la naturale evoluzione del primordiale bisogno (umano e di tutti i primati) di avere uno spazio preciso all'interno del gruppo e di intessere al suo interno stabili relazioni. Quando il gruppo diventa più grande di una tribù, quando lo spazio fisico che divide le persone pur vicine per costumi, cultura, sentimenti, si dilata rispetto alla lontananza percepita, diventa allora molto utile il mezzo tecnologico.
E del resto, rimane difficile ignorare che in realtà (in quella virtuale) esistono legami saldi che nascono nella grande rete e che in essa sopravvivono a lungo, anche senza il bisogno di incontrarsi. In molti ritengono che proprio nel virtuale si diventi più inclini a mettere in ballo sensazioni, sentimenti, inclinazioni e perfino segreti che nella vita di ogni giorno ci si guarda bene dal lasciar trasparire per mantenere intatta la faccia socialmente più accettabile che si possiede e se non proprio questa, almeno quella più rassicurante.
NOTIZIE Martedì 11 settembre 2007 - 12:07 (1088 giorni fa)
Argomenti trattati: social networking, virtuale
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