La campagna elettorale americana è sempre più travolta dalla valanga della comunicazione internet. Che ha dato una spinta considerevole a candidati come Obama. E ora sogna il grande salto.
A ben vedere non ci poteva essere inizio più trash. La lunga stagione della web-politica americana, di una campagna elettorale memorabile e profondamente segnata dall'uso di internet nasceva nell'autunno 2006, quando il senatore repubblicano George Allen veniva immortalato su YouTube a dare del "macaca" a un oppositore e successivamente perdeva le elezioni per la riconferma al seggio. Da allora è come se qualcuno avesse lanciato un urlo sotto una montagna a rischio di slavine: la corsa alla Casa Bianca è stata investita dall'onda d'urto del web. E se candidati come Romney o Giuliani ne sono stati travolti, altri, come Obama, l'hanno cavalcata con uno snowboard.
Politica generata dai video
Il fatto è che i cosiddetti contenuti generati dagli utenti si sono dimostrati più professionali e accattivanti degli spot confezionati dagli spin doctor di partito. Barack Obama ha speso 250 mila dollari per una pubblicità di 30 secondi da mandare in onda durante il Super Bowl; ma quasi in contemporanea un video di 4 minuti e mezzo prodotto in modo indipendente (l'ormai noto tormentone Yes We Can) raggiungeva i 10 milioni di spettatori sul web. Con l'effetto di far apparire obsolete le réclame televisive.
Ma qual è il segreto di un video di successo? Mitt Romney ha provato ad assoldare un "videografo" che lo seguisse 24 ore su 24, tuttavia inondare gli utenti internet con spezzoni di vita quotidiana non era la soluzione giusta. Altri hanno capito che si doveva giocare la carta dell'autoironia: il repubblicano Mike Huckabee si è addirittura fatto affiancare dall'attore Chuck Norris (Walker Texas Ranger), mentre Hillary parodiava la serie tv I Sopranos o mostrava il consorte Bill intento a combattere con i chili di troppo. Come se per convincere gli utenti web bastasse lavare i panni nella cultura pop.
Il Borsino degli amici
All'apertura dei mercati, nel giorno in cui scriviamo, Obama ha raggiunto quota 585 mila (+16,8%), la Clinton è salita invece a 119 mila (+7,2%), mentre McCain sfiora i 68 mila (+15,8). Questo sulla piazza di Facebook, perché invece, su quella di MySpace, l'andamento e i numeri sono diversi. Non stiamo parlando di azioni, naturalmente, ma di amici, raccolti dai candidati nei social network più popolari del momento. E sarà perché il funzionamento è così simile a quello dei listini di borsa, sta di fatto che gli aspiranti presidenti hanno subito capito l'importanza di incrementare la quota delle proprie amicizie online. Attraverso siti come Facebook i politici possono raggiungere i propri simpatizzanti con un click, diffondere messaggi, invitarli all'azione, raccogliere fondi. A trarre vantaggio da questi strumenti sono stati il democratico Obama e il repubblicano Ron Paul. "Abbiamo deciso fin dall'inizio che non potevamo permetterci una campagna tradizionale – ha commentato lo stratega internet di Paul – Dovevamo fare una campagna online".
Democrazia si scrive in 140 caratteri
- I candidati più intrepidi hanno provato anche a usare Twitter, un'applicazione per pubblicare sul web, via sms, messaggi da 140 caratteri
ZOOM Venerdì 22 febbraio 2008 - 08:00 (924 giorni fa)
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