In difesa di Second Life

La copertina di Business Week del 1° maggio 2006PIEDI PER TERRA - Molto del successo e della presente delusione di SL è figlio di un pesante fraintendimento. Sarà quindi il caso di riordinare le idee. L'idea veramente geniale dei Linden Lab fu di mettere a disposizione "solo" una piattaforma hardware e software e per il resto lasciare che gli abitanti facessero loro. Loro creandosi gli script per animare gli avatar, loro a costruirsi case, ville e palazzi, loro a decidere quali attività svolgere in quel Metaverso. Fin dall'inizio è stata una scelta di "hands-off", di tenere le mani lontane da quello che in SL avveniva.

In questo senso la sua evoluzione è stata largamente analoga a quella del primo web: tutti, con relativa facilità possono entrarci e fare le proprie pagine, secondo gusti, inclinazioni e perversioni.
Perciò, proprio come nel web, è immediatamente dilagato il filone del sesso (che ha molto a che fare con le infelicità e frustrazioni sessuali della vita reale), così come quello del business.
I Linden Lab non l'hanno fatto per beneficenza, ovviamente, ma hanno inventato un modello di business, creando la loro moneta, vendendo alcuni servizi, e comunque guadagnando in percentuale sulle transazioni finanziarie.

Proprio come nel web si sono scatenati, da parte delle aziende, gli stessi meccanismi fallimentari. Nel web tutti si diedero da fare a creare dei siti vetrina, così come in SL tutti si sono attivati per aprire negozi e padiglioni. Ma come è stato detto alla conferenza di San Francisco, aprire un negozio in SL non è come aprirlo nella Quinta Strada: diverso il pubblico, differenti le interazioni possibili. Ogni medium (o sotto-medium) ha un suo specifico ed è solo comprendendolo che si può essere efficaci. Con la difficoltà aggiuntiva che questo specifico non è già dato, ma viene costruito processualmente dai protagonisti-abitanti-naviganti-utenti. Occorrerà comunque del tempo perché ciò avvenga e nell'attesa, per chi lo voglia, non resta che sperimentare per tentativi, errori e successive correzioni. Se diverse aziende oggi si ritraggono deluse faranno bene a prendersela solo con se stesse, per non aver capito il contesto e per avervi esportato più o meno banalmente le attività di "business as usual".

POCA INVENTIVA – Un altro fenomeno che si è prodotto è legato all'assenza di fantasia – che malauguratamente ci riguarda un po' tutti. Il mondo digitale permetterebbe attività ed azioni che quello reale, dominato dalle leggi fisiche e dai duri meccanismi dell'economia non consente. E invece la grandissima maggioranza delle cose che si fanno in SL sono copie digitali del mondo reale: un grande affanno a ricreare, malamente, le città, i quartieri e i palazzi del mondo che c'è. Questa costruzione di copie inizialmente può far sorridere («Guarda è proprio come il Golden Gate!». Ma che gusto c'è:? Non sarebbe più entusiasmante creare mondi e ambienti totalmente immaginati? Così come del resto si fa immergendo se stessi in avatar che non sono i simulacri della persona vera, ma una sua trasfigurazione, persino rovesciata per sesso, età eccetera? Qualcosa del genere sta accadendo per la Tokyo virtuale che ha appena aperto i battenti in Second Life. Tetsuya Mizuguchi, il mago dei videogiochi a cui è stato affidato il progetto, ha deciso di non replicare esattamente la città reale ma di trasporre nel metaverso la metropoli così come è percepita da locali e stranieri.

FUTURO - Cosa ci si può aspettare dal Metaverso? Può darsi che collassi e che finisca per essere un fenomeno di nicchia, come lo sono diventati molti apparati della Realtà Virtuale. Ma assistendo la tecnologia e con un discreto supporto di progettualità collettiva, potrebbe invece affiancare e intrecciare il web e la blogosfera. Difficile dirlo.

Almeno due possibili sviluppi si intravvedono. L'uno è intersecare i mondi virtuali con le mappe del mondo reale. Di modo che si possa navigare su Google Earth, reale, ma lì affacciarsi a città vere-finte abitate. Attualmente Google Earth già offre molti strati (layer) che si sovrappongono al mondo.

L'altra strada è quella di un metaverso open source. O se si vuole di molte SL, unificate però da standard tecnologici comuni e aperti di modo che si possa passare da un'isola a un'altra ma anche da un mondo all'altro. Ognuno se del caso inventandosi il suo, ma aperto ai visitatori.

Per ora la risposta più convincente alla domanda apparentemente imbarazzante «ma cosa si può fare in SL» resta quella data a sua tempo da Cristina a Nanni Moretti nel film Ecce Bombo (1978). «Giro, vedo gente, faccio cose». E scusate se è poco. Come nella prima internet il bello dell'essere in rete è… essere in rete, e cioè in contatto.

ZOOM Mercoledì 29 agosto 2007 - 07:00 (928 giorni fa)    Pagina 2 di 2

Franco Carlini

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Argomenti trattati: Second Life

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Commenti dei lettori

  • Fabio Metitieri
    Scusa Carlini, ma in questa "improvvisa" svolta dei media non e' stata improvvisa. Ti sei dimenticato la campagna scandalistica che per mesi - piu' in Europa che negli Usa - ha martellato sulla pedofilia in SL, sulla depravazione in SL, e addirittura sulla mafia in SL e sul sesso con gli animali in SL. Campagna che tra l'altro tu per primo hai lanciato in Italia, su "Il Manifesto". Insomma, non e' da oggi che si spara su Second Life, e neppure dall'articolo di luglio sul Los Angeles Times - qui in Italia scopiazzato malamente da tutti i grandi media - o da quello piu' recente di Wired, ma da molto prima, almeno dall'inizio della scorsa primavera. Per cui, se, malgrado tutto, malgrado almeno sei mesi in cui quasi tutti i media hanno sparato su SL, questa e' sopravvissuta, e' perche' ha delle qualita'. Inoltre, gli ultimi utenti, soprattutto quelli italiani, purtroppo sono entrati in SL proprio in cerca del torbido, sulla scia di articoli come il tuo sui pedofili. Quindi, non stupirti se la creativita' degli abitanti non e' al suo meglio. Ah, tra l'altro... ci si sposta benissimo, da un'isola all'altra, se sono vicine, anche se si trovano su server diversi. Si cammina o si vola, da una all'altra, molot facilmente. Fattela, ogni tanto, una passeggiata in SL. Ciao, Fabio Metitieri.
    29/08/2007 - 12:27
  • bernardo parrella
    concordo in parte con fabio, e non solo rispetto all'italia, ovvio: non a caso una degli aspetti-chaive affrontati a chicago (non SF) nella terza (non seconda) SLCC e' stato proprio il morboso interesse dei media che da sempre va colpendo (se non infestando) la crescita di SL - cosa che, tra l'altro, nelle virtual communities anni 90 cui si rifa' parzialmente SL veniva specificamente scoraggiato (vietato finanche, vedi certi casi su The Well) proprio per consenire una piu' serena crescita interna e' d'altronde vero, tuttavia, che la stessa filosofia e struttura da cui e' nata SL ha tenuto fin da subito la porta spalancata ai media e la business, anche incoraggiandoli a fare quel che volevano -- almeno secondo certe tesi interne che puntano il dito accusatore sul linden lab e' in questa tensione continua tra aperture e semi-filtraggi che ora si cerca di operare, per far crescere "questa piccola cosa" ma senza darla in pasto a tutti e tutto in ogni istante
    29/08/2007 - 21:51
  • Paolo Subioli
    Leggo questo articolo a qualche giorno dalla scomparsa di Franco. Si', forse ci sara' qualche imprecisione, non fondamentale, ma quello che colpisce in questo, come in tutti gli scritti di Franco Carlini è la pervicace volonta' di spiegare e far capire fino in fondo, a tutti, i fenomeni del mondo tecnologico. Franco è stato per me e per moltissimi altri un maestro della divulgazione. Divulgazione non certo in senso riduttivo, ma nella sua più profonda valenza democratica: lo spiegare cose anche difficili o ostiche o oscure, in modo che tutti possano capirle e farle proprie. I suoi scritti hanno sempre avuto un tono molto diverso da quello di tante testate o blog del mondo digitale, per lo piu' autoreferenziali e del tutto indifferenti ai reali bisogni delle persone in carne ed ossa. Ricordando ora il suo impegno di giornalista dell'innovazione - un compito arduo, in un Paese come l'Italia cosi' refrattario al sapere scientifico-tecnologoco - mi viene in mente un altro personaggio completamente dedito alla trasmissione del sapere, come Don Milani. Si', lo so: non c'entra niente. Ma lo sforzo di dare a tutti gli strumenti per capire mi pare abbia qualcosa in comune con quella lontanissima esperienza...
    03/09/2007 - 16:30

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