Perché un professionista è migliore di un produttore amatoriale?
Mi spiego con due esempi. Prendiamo i primi minuti del Gattopardo di Visconti: siamo sopraffatti dalla sua eleganza, dal modo in cui la telecamera ci riporta nel passato. Poi guardiamo qualche short movie su YouTube, magari uno sulle bottiglie esplosive di Coca-Cola. O una donna col cappello da baseball che guarda in camera e fa dei risolini stupidi. O uno studente che scoreggia in faccia a qualcuno. O uno striptease volgare. O non guardiamo proprio niente...
Secondo esempio. Prendiamo la prima pagina delle Città Invisibili di Calvino. Poi leggiamo qualcuno dei 70 milioni di blog, magari quelli che rivendicano una qualche ambizione letteraria. Sono pronto a scommetterci, non si troverà niente tra quei 70 milioni di blog che possa reggere il paragone con la prima pagina delle Città invisibili.
Visconti era un artista professionista, come Calvino: entrambi sono stati scoperti e sostenuti dal complesso ecosistema economico dei media tradizionali. Quanto si trova su internet è non-sense autoreferenziale, quello che io chiamo "narcisismo digitale". I media tradizionali sono definiti da un ecosistema di agenti, talent scout, intermediari e altre figure il cui compito è scoprire i talenti.
In questo senso la contrapposizione produttori professionisti-amatoriali è equivalente a quella Visconti-il diciottenne con la webcam e mezza idea.
Un altro motivo ricorrente del libro è l'elogio acritico (e, temo, nostalgico) dei media tradizionali. In diversi passaggi affermi che solo l'attuale sistema può garantire il confronto democratico, tralasciando del tutto i suoi potenziali usi e abusi. Si veda Judith Miller e i falsi scoop sull'Iraq...
Eh, Judith Miller... è il vecchio trucco antisocialista di ricorrere ai genocidi del regime di Stalin per dimostrare che nessun tipo di politica progressista potrà mai essere buona.
Proviamo invece a ribaltare le cose. Judy Miller ha finito col rafforzare i media tradizionali. Certo, parliamo di una giornalista indegna, che ha non poche responsabilità per la guerra in Iraq. Ma ha anche procurato uno shock positivo al New York Times, spingendolo a ripensare i propri processi editoriali. E ora la testata sta facendo un lavoro decisamente migliore sulla guerra. Si legga John Burns, Dexter Filkins o Kirk Semple. Lo stesso Thomas Friedman ultimamente sta diventando più affidabile. La qualità, l'autorevolezza e la credibilità di questi giornalisti non ha niente a che vedere con la blogosfera. Non si diventa Burns o il grande reporter dai paesi arabi Robert Fisk sedendosi di fronte a un computer e pubblicando gratis il proprio lavoro.
E quindi dovremmo legittimare anche il ruolo consensuale dei media mainstream in paesi come la Cina, dove l'unica informazione credibile è quella indipendente?
Sono completamente a favore del web 2.0 in Cina e in altri stati non democratici. Il problema del web 2.0 sono le sue conseguenze nei paesi democratici. La sfida dei progressisti in Occidente non è l'azzeramento, ma la ricostruzione dell'autorità morale, politica e intellettuale. Altrimenti non avremo più alcun mezzo istituzionale per migliorare la società.
FACE2FACE Venerdì 08 giugno 2007 - 15:52 (1183 giorni fa) Pagina 2 di 4
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