Secondo uno studio inglese, chi scarica canzoni illegalmente dalla Rete tende anche a comprarne di più
I "pirati" saranno pure la bestia nera dell'industria musicale, ma potrebbero rivelarsi anche i suoi migliori clienti. L'apparente paradosso emerge da uno studio inglese condotto dalla società di ricerche Ipsos Mori e i cui risultati dovrebbero far drizzare le orecchie ai dirigenti delle case discografiche: chi scarica musica online illegalmente – dice l'indagine – tende anche a comprare più musica legale. In particolare i condivisori di note coperte da diritto d'autore sui network peer-to-peer sono gli stessi che spendono fino a 85 euro al mese per acquistare musica: ben 36 euro in più rispetto a chi non scarica illecitamente.
Gli autori dell'indagine hanno intervistato mille persone tra i 16 e i 50 anni dotate di accesso Internet, ed hanno scoperto che una su dieci ammetteva di scaricare musica protetta da copyright. Ma è la differenza nel mettere mano al portafoglio quando si tratta di comprare legalmente dei brani il dato significativo. Tanto che Peter Bradwell, esperto del think-tank Demos (il committente della ricerca), ha dichiarato: «Politici e industria musicale devono riconoscere che la natura della fruizione musicale è cambiata e che i consumatori richiedono prezzi più bassi e un accesso più immediato». O, per dirla con le parole dell'analista di Forrester Research Mark Mulligan, intervistato dall'Independent: «Le persone che praticano il file-sharing sono le stesse che sono interessate alla musica. Usano il peer-to-peer come meccanismo di scoperta».
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Martedì 03 novembre 2009 - 13:33 (304 giorni fa)
Argomenti trattati: musica, p2p
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