Cala il numero di clic pubblicitari per Google e Wall Street lancia l'allarme, facendo scendere le azioni di Mountain View a meno di 470 dollari. Il mercato della pubblcità online si allarma e ragiona sulle possibili cause di questo brusco rallentamento.
Scende il titolo di Google e già si parla di crisi generale. Il motore di ricerca assiste a un rallentamento – nella pubblicità – che però non sembra portare a nulla di buono. Martedì le azioni di Mountain View sono infatti crollate del 4,6 per cento; si tratta di una percentuale rilevante, soprattutto se si considera che ora ogni azione vale meno di 470 dollari, mentre durante lo scorso novembre Google aveva superato quota 747 dollari per azione. Si tratta di un bel balzo indietro (quasi il 40 per cento in meno) per il colosso della ricerca web, ma soprattutto un forte segnale di rallentamento per tutto il mercato online.
Tutta colpa dell'advertising
Alle radici di questa piccola crisi, c'è comScore. L'azienda che si occupa di ricerche di mercato ha pubblicato recentemente uno studio sull'advertising online, evidenziando un pessimo inizio di 2008. I clic pubblicitari sono in calo rispetto allo stesso periodo del 2007, ma soprattutto rispetto all'ultimo trimestre dell'anno: tra lo scorso novembre e gennaio 2008 il numero di clic è sceso del 12 per cento. Questi dati sono stati accolti con molta preoccupazione da Wall Street che ha così riversato le perplessità sulle azioni di tutti i motori di ricerca.
Non solo Google
Nessuno si è salvato dall'onda anomala di Wall Street e anche Microsoft e Yahoo hanno registrato un calo nei rispettivi titoli azionari. Del resto, secondo i dati di comScore, questa brusca frenata non riguarda solo il motore di Mountain View; anche Yahoo si è trovata ad assistere a una diminuzione dei clic pubblicitari, il 3 per cento in meno rispetto agli ultimi tre mesi del 2007. Secondo un analista di Ubs, potrebbe anche essere che gli stessi inserzionisti pubblicitari stiano investendo su minori parole chiave, acquistando meno spazi.
Keyword sì, ma poco shopping online
Una diminuzione dei clic può anche dipendere dal fatto che le persone stanno acquistando meno online. A confermare questa tesi sarebbe un analista di eMarketer, secondo il quale lo shopping online sta affrontando una riduzione. Questa lettura giustificherebbe la crisi dei clic, senza però dover preoccupare troppo il mercato della ricerca che, almeno secondo la società di analisi Susquehanna Financial Group, continuerebbe a crescere. Resta comunque il fatto – come sottolinea BusinessWeek – che i clic non indicano realmente il tasso di acquisto online, ma spesso sono oggetto di frodi: un minor numero di clic può anche voler dire meno abusi nel sistema pubblicitario.
Venti di crisi già nel social networking
Solo pochi giorni fa, erano stati confermati i dati nell'advertising dei social network. Forse per una maggiore propensione alle relazioni personali, gli utenti che frequentano le community sembrano immuni dalle pubblicità, nonostante l'elevata personalizzazione. Non basta profilare gli utenti. Quando si è in rete per socializzare – e non per cercare qualcosa – i clic che portano soldi sono praticamente inesistenti.
NOTIZIE Mercoledì 27 febbraio 2008 - 13:11 (713 giorni fa)
Argomenti trattati: advertising, search engine
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