Un gruppo di blogger statunitensi ha lanciato l'idea: un sindacato, autonomo o forse no, per chi aggiorna il blog. Cercando di ottenere facilitazioni economiche e contratti di lavoro più convenienti.
«Vogliamo un sindacato per noi blogger». L'iniziativa è stata promossa da un gruppo di blogger appartenenti alla sinistra statunitense, intenzionati a ottenere maggiori diritti dalla loro attività online. Nonostante siano ancora nebulose le richieste per una "blogger union", le critiche iniziano a farsi sentire.
Il potere, se così si può definire, della blogosfera continua a crescere: il mezzo continua la sua crescita, nonostante i picchi di nuovi siti creati si stiano assestando nel tempo, e i blogger consolidano i propri lettori. Secondo il Washington Post, sembra riproporsi la stessa situazione degli scrittori freelance che, all'inizio degli anni Ottanta, hanno formato il sindacato nazionale Nwu, caratterizzato da norme per il contratto collettivo.
Attualmente, la richiesta è stata solamente gettata in pasto ai media, ma non esiste ancora una reale proposta: le voci sono estremamente frammentate e sembra del tutto lontano un accordo tra i soggetti interessati. Le prime ipotesi per la "blogger union" sarebbero la formazione di un'organizzazione autonoma oppure di un'associazione aperta sotto la protezione di un sindacato dei lavoratori. Sembrerebbe che già molti sindacati abbiano espresso interesse nei confronti di questa iniziativa, corteggiando i blogger a entrare nel proprio gruppo: primo tra tutti proprio la Nwu.
Le motivazioni ufficiali riguardano la presunta necessità di affermare una qualità e un valore garantito; un'associazione avrebbe quindi l'obiettivo di ufficializzare norme condivise e far rispettare un codice di condotta. Tra i blogger che più attivamente appoggiano la proposta, Susie Madrak e Leslie Robinson.
Tre sono i principali vantaggi a cui aspirano: una più vantaggiosa assicurazione sanitaria, un contratto collettivo di lavoro e una stesura di standard professionali. In questo modo, i blogger sarebbero considerati alla pari di giornalisti e scrittori, ottenendo così facilitazioni economiche in cambio della quotidiana attività di… blogging. Non ultima, anche la possibilità di trovare lavoro tramite blog che, in questo modo, potrebbe essere più semplice ed efficace.
Ma le opinioni non sono sempre allineate a quelle del gruppo attivista. Blogger come Curt Hopkins hanno espresso il loro totale disaccordo con la proposta: «la ragione per cui uso il blog è perché si tratta di uno strumento anarchico», afferma Hopkins, «posso fare ciò che voglio, quando voglio, e nessuno può dirmi cosa devo fare». Anche il "collega" Mark Noonan, si dichiara perplesso, in quanto un organo per i blogger minerebbe la libertà di comunicazione che questo strumento offre, ponendo sotto uno standard unico molteplici pensieri.
Considerare i blogger come un unico animale pensante, sostengono i contrari, sarebbe ingannevole: la libertà e soprattutto la passione che fanno crescere un blog hanno radici individuali ed estremamente differenziate. Non esistono interessi, occupazioni e necessità comuni a tutti i blogger, e non esiste nemmeno una unica e omogenea blogosfera, motivo per cui, l'associazione non ha ragione di esistere. Inoltre, la maggioranza dei blog ha natura hobbistica, ben lontana dal mondo del lavoro, e per molti questo tipo di sito personale è l'unico che abbia veramente ragione di essere definito blog. Un sindacato per i blog sarebbe come un sindacato sull'uncinetto.
Ma l'interesse per i diari online non giunge solamente dagli autori. Solo la scorsa settimana, il Congresso statunitense ha assegnato ai blogger gli stessi privilegi della stampa, in particolare il diritto di tacere sulle fonti confidenziali.
Pochi mesi fa, su suggerimento del padre del Web Tim Berners-Lee, era stato proposto il primo codice di autoregolamentazione dei blogger, una sorta di rassegna dei corretti comportamenti di chi gestisce un blog; nonostante fosse aperta alla collaborazione di tutti, l'iniziativa ha raccolto disaccordi negli Usa e in Italia. Anche in questo caso, c'è da supporre che l'accoglienza non sia positiva: la proposta di sindacato riguarda solamente gli Stati Uniti in cui la fusione tra blog e politica è molto più forte che nel nostro paese. Inoltre, la bassa penetrazione del mezzo non permette ancora la formazione di una massa critica interessante per qualsiasi associazione, tanto meno l'Ordine dei Giornalisti.
NOTIZIE Lunedì 06 agosto 2007 - 12:01 (1124 giorni fa)
Argomenti trattati: blogging, politica
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