Primavera 1995: il manifesto pubblica il secondo ciclo di Chips&Salsa, cinque fascicoli sulle tecnologie della comunicazione, che – insieme alla precedente serie dedicata al computer – si sarebbero tramutati nell'omonimo libro...
A quasi 15 anni da quell'uscita in edicola, riproponiamo un pezzo con cui Franco disegnava due possibilità per la rete del futuro, che per lui, in quel contesto, era il futuro immediato del 1999: più in là – scriveva – sarebbe stato impossibile spingere lo sguardo in maniera realistica. Eppure, a rileggerlo oggi, ci tocca smentire la sua eccessiva prudenza. I due scenari prospettati da Franco ancora oggi convivono in un delicato equilibrio.
Due panorami alternativi delle reti e della comunicazione globale di domani. Non servono i profeti per immaginarli. Basta spingere un po' la fantasia, estrapolando il presente quotidiano. Con ottimismo (scena 1) e pessimismo (scena 2).
La data è stata messa ipoteticamente al 1999.
Scena 1 / Una presa di libertà
1999: la rete è di tutti, frequentata da tutti. È uno strumento di comunicazione tanto normale quanto lo erano telefono e televisione a metà del ventesimo secolo.
Dal punto di vista tecnico tutti i problemi di ristrettezza di banda sono superati. Significa che in ogni casa, anziché il cavo del telefono con i due fili di rame, arriva un cavo coassiale. Questo, nella strada sottostante, si aggancia, per mezzo di appositi convertitori, a «tubi» più grossi, a fibra ottica. In questo modo sul cavo possono viaggiare le telefonate normali (che continuano a essere molto comode e apprezzate), le videotelefonate, i programmi televisivi e tutte le attività interattive sulla rete.
A metà degli anni '90 la barriera a entrare su Internet era costituita non solo dal costo delle attrezzature, ma anche dalla complessità dei software con cui aggirarsi in essa. Valeva l'analogia con le prime automobili, che solo un meccanico poteva usare, conoscendone ogni dettaglio e sapendo dove mettere le mani se qualcosa girava storto. Oggi, nel 1999, si guida l'auto e si chiama al telefono senza bisogno di saperne alcunché, e altrettanto avviene per le passeggiarìe telematiche.
I software di navigazione: Mosaic e Netscape, targati 1993-94, furono un bel salto in avanti rispetto ai comandi astrusi dell'Internet prima maniera, ma rappresentavano ancora una certa barriera sociale e culturale. Ma da allora ne sono stati realizzati altri, ancora più facili e immediati nell'interfaccia e, con loro, una pluralità di agenti software nascosti (i filtri intelligenti) che si muovono per la rete eseguendo i compiti che il loro proprietario ha affidato loro.
La «presa telematica» di casa (cavi, terminale domestico, software adeguato) è diffusa ovunque e fa parte dei servizi di base di ogni abitazione, così come lo erano il telefono, la luce elettrica e le condotte dell'acqua. Non è un privilegio per pochi, anche perché la liberalizzazione mondiale delle telecomunicazioni ha prodotto un abbattimento violento dei costi e l'abolizione della famigerata Tariffa Urbana a Tempo; sono nate invece nuove forme di tariffazione: un canone unico forfettario per l'insieme dei teleservizi di base.
Culturalmente c'è stata la piena affermazione del diritto a comunicare e non solo a ricevere informazioni. Così si moltiplicano le comunità virtuali: sono piazze e strade, forum di dibattito e gruppi di interesse, forme nuove dell'organizzazione politica e sociale. Le forme sono le più diverse, perché lo strumento è totalmente versatile. Come già avveniva con il telefono, la rete viene usata pienamente come «tecnologia di relazione»: divertimento, relazioni private, affari, tutto. Ma anche come «tecnologia di libertà». Perciò è un normale e diffuso luogo di conoscenza, di scambio di idee, di formazione di proposte, di controllo e influenza sulla politica e sui rappresentanti eletti.
La rete così diffusa ha eliminato la necessità dei sondaggi, dove qualcuno proponeva le domande e gli altri, il campione, erano chiamati a dire la loro su quattro scelte pre-definite. Le idee comuni nascono piuttosto dal gran sobbollire della rete stessa, proprio come nel nostro cervello ogni pensiero non è altro che la configurazione assunta in un certo istante da una popolazione di cellule cerebrali. Sembra una gran confusione, ha l'apparenza del rumore, ma da lì emergono le novità e gli stati d'animo, singoli e di gruppo.
Scena 2 / La chiacchiera proibita
1999: la rete è spezzata in molti sotto-domini. Le comunità originarie di Internet si sono progressivamente ritirate in nicchie ecologiche: i ricercatori da una parte, che ancora godono di discreti finanziamenti governativi per le loro attività telematiche; i cybernauti in molte altre parti, spesso in reti a ambito locale, oppure internazionali ma con esili legami e popolazione ridotta.
È successo infatti che tutti i principali governi hanno percepito come una minaccia la libera comunicazione elettronica, che sfuggiva a ogni loro controllo. Il punto di svolta è stata la battaglia sulla crittografia, la tecnica matematica che permette di mettere in codice i messaggi elettronici, sì che nessuno possa leggerli, tranne il destinatario. Ora la crittografia è proibita. Ai vari BBS è stato imposto di registrarsi come testate giornalistiche e di accertare senza ombra di dubbio l'identità dei loro abbonati. Moltissimi hanno chiuso, alcuni si sono dati alla clandestinità. D'altra parte la tecnologia microelettronica ha fatto molti progressi nella miniaturizzazione, tanto che un host computer con memorie e tutto ha le dimensioni di una borsa da lavoro, compresa l'antenna per le comunicazioni su rete cellulare. Ma sono anche migliorate tantissimo le tecniche di monitoraggio del traffico telematico, così ai BBS clandestini ci si può collegare solo per pochi millesimi di secondo alla volta. Alcuni figli degli hackers hanno messo a punto una tecnica di trasmissione a micropacchetti per rendere difficili le intercettazioni.
La crittografia invece è ammessa, anzi obbligatoria, per le attività commerciali su Internet. Che non si chiama più così ma WTnet, ed è coordinata centralmente dalla World Trade Organization. Ma è conosciuta familiarmente come BBNet, the Big Brother Net.
Finalmente si può comprare mutande stando a casa in mutande, davanti al box telematico. Poiché corre soltanto moneta elettronica ed è stata scartata la via di renderla anonima (come era anonima la carta moneta), ogni movimento di e-money è registrato dai gestori commerciali di WTnet. Così è possibile fare proposte di acquisto molto personalizzate a chiunque, sulla base dei gusti dimostrati negli acquisti precedenti. Su ogni spesa effettuata i gestori telematici trattengono una piccola percentuale e questo spiega perché gli accessi alla rete sono addirittura gratuiti per gli utenti che vogliano comprare qualcosa, ma sono invece a pagamento per chi vuole scrivere dei propri testi nelle poche aree di dibattito ancora aperte: dei software contabits provvedono alla fatturazione. I messaggi immessi nei forum sono supervisionati da agenti-filtro (copware) che scartano tutti quelli che contengono parole sgradevoli.
L'entusiasmo eccessivo per le privatizzazioni e per la concorrenza è finito attorno al 1996, quando è iniziata una nuova ondata di concentrazioni per aree geografiche. Il gestore telematico più grosso adesso è WOL, World On Line, i cui capitali sembra che provengano dai nuovi finanzieri vietnamiti, la "quinta tigre" del sud est asiatico. Iniziarono con esperienze di turismo virtuale grazie alle quali si poteva viaggiare per il Vietnam da casa propria.
In compenso sono praticamente quotidiani i sondaggi telematici. Chi risponde secondo l'opinione che poi risulterà di maggioranza ha diritto ad alcuni minuti di televisione interattiva gratuita e a dei coupons telematici per teleacquisti, offerti dallo sponsor commerciale di ogni sondaggio. In questo modo si incoraggia l'emergere di posizioni nette, bipolari, e si assicura la governabilità: le persone infatti non rispondono più secondo quello che pensano, ma secondo quello che pensano che penserà la maggioranza degli intervistati.
Articolo pubblicato su Chips&Salsa - Speciale "I primi 40 anni della Rete"
il manifesto, 31 Ottobre 2009
Lunedì 02 novembre 2009 - 11:11 (99 giorni fa)
Argomenti trattati: internet
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