D-Day, l'informazione è già cambiata

Alla sesta edizione del Dada Day si è parlato, tra le altre cose, di informazione e di come questa sia cambiata nell'era dell'internet. Un ricco panel di relatori ha discusso di una rivoluzione che non riguarda il nostro futuro ma che in parte ha già avuto luogo.

Come accade puntualmente dal 2002, anche quest'anno si è svolto il D-Day, la giornata italiana che Dada dedica alla sua community (quest'anno Dada.net è in quattordicesima posizione nella classifica dei social network più frequentati al mondo, con più di 20 milioni di utenti) e alla discussione di tematiche che riguardano l'internet e i suoi protagonisti.

L'edizione 2007 del convegno tenutosi ieri presso la Sala Dino Buzzati di Rcs a Milano è stata dedicata a Franco Carlini, che nelle passate edizioni del D-Day era solito sedere tra i relatori: lo ha ricordato Piergaetano Marchetti, Presidente di RCS MediaGroup nel suo discorso di benvenuto, in cui ha tra l'altro sottolineato che "l'informazione ha nuove sconvolgenti dimensioni tecnologiche ma mantiene una dimensione qualitativa che non bisogna mai dimenticare: l'informazione non è mera trasmissione, non è mera comunicazione. L'informazione deve far riflettere, favorire la diffusione dei saperi, favorire confronti e scontri pluralistici. Questi valori si salvaguardano con una vigilanza democratica sui contesti in cui avviene l'informazione, con apertura, confronto, concorrenza".

E proprio di informazione si è parlato nella prima tavola rotonda, moderata da Marco Montemagno, conduttore Sky TG24, cui hanno partecipato - oltre al fondatore e Amministratore Delegato di Dada Paolo Barberis - alcuni nomi provenienti dal mondo dei media tradizionali e dall'universo internet. I relatori hanno dialogato di come poco alla volta la tecnologia abbia modificato il volto dell'informazione e di come questa sia cambiata in tutto il mondo, evolvendosi e allargandosi lungo le maglie della rete per attingere nuova linfa, nuove idee, e guadagnando nuovi attori e protagonisti.

Antonello Perricone, AD di Rcs Media Group, si è detto convinto che l'informazione autorevole, di prestigio e di qualità debba rimanere sostanzialmente immutata, ma che stia però cambiando il modo di pensare a come organizzare l'informazione. In tal senso, le redazioni web dei più importanti quotidiani non sono più considerate dei contenitori secondari rispetto ai giornali cartacei, e la crescita dei numeri relativi alle abitudini dei lettori online ne sono testimonianza. I lettori, quindi, hanno già cambiato il modo in cui fruiscono delle informazioni, si rivolgono al web come utenti che partecipano all'informazione, con la quale possono e vogliono interagire, e di questo devono tenere conto sia editori che giornalisti. Marco Pratellesi, direttore di Corriere.it, sostiene che la rivoluzione sia già avvenuta, e che non sia il quotidiano elettronico a doversi conciliare con il giornale di carta, ma – viceversa – la stampa tradizionale deve aprirsi al dialogo con la community, "facendo tesoro di quello che viene fatto sul web per diventare un giornale più vicino ai suoi lettori".

Il blogger Massimo Mantellini ha quindi messo l'accento su come il giornalismo tradizionale sia migliorato, diventando più trasparente, proprio grazie alla sfida con il web e con l'informazione allargata, quella che arriva "dal basso", dagli utenti, che – come ha spiegato Lilli Gruber – diventano produttori di contenuti. Ma è la stessa giornalista, ora prestata all'Europarlamento, a sottolineare l'importanza del ruolo dei giornalisti come garanti dell'informazione certa, attendibile, contestualizzata.

Tutti hanno concordato insomma sul fatto che l'internet non sia il futuro, come spesso di dice, ma che sia invece già il nostro presente: il web è inevitabile, e occorre prenderne coscienza.

NOTIZIE Giovedì 22 novembre 2007 - 15:14 (1016 giorni fa)

Alessandra Carboni

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Argomenti trattati: internet, giornalismo, Dada

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