Con Iced! si gioca a fare i migranti

Arriva un videogame per imparare a capire il mondo dei migranti, ideato da due studentesse newyorchesi. Lo scopo è di far vivere a tutti le disavventure legate all'essere stranieri negli Stati Uniti, fra problemi burocratici e poche risorse.

Un'immagine dal videogioco Iced!Nelle scarpe dei migranti nessuno vorrebbe trovarcisi. Ma per capire il loro mondo c'è proprio bisogno di entrarci. Ci vengono, per questo, in aiuto alcuni media. Il cinema per esempio, ma anche il mondo dei videogiochi. In quest'ultimo in particolare è appena nato Iced! (I can end deportation), che trasporta il giocatore nei panni di un immigrato e delle sue sfide quotidiane per sopravvivere. Sarà disponibile a partire da novembre: online e gratuitamente.

Il gioco porterà l'utente in un mondo finora inesplorato che appare come una sfida intrigante a livello ludico ma anche come l'esperienza di una situazione sociale difficile e irta di fraintendimenti e paure. Era in effetti questa l'idea delle creatrici, due studentesse universitarie (Heidi Boisvert e Natalia Rodriguez) che dopo aver scatenato la loro fantasia hanno proposto il progetto della distribuzione a una Ong di New York: Breakthrough, che si occupa proprio di immigrazione. A difesa dell'idea va comunque precisato che tutte le vicende umane, peraltro reali, che son trattate, sono inserite in un contesto perfettamente aderente al vero in quanto a problemi burocratici e leggi.

Proprio l'attività di Breakthrough, assieme al suo attivismo critico nei confronti dell'ultima legge sull'immigrazione statunitense, è stata la ragione dello scatenarsi di alcune polemiche. Sotto la lente l'eventuale utilità di un mezzo come il videogioco, oppure l'insufficienza di una distribuzione carente dal lato marketing e che quindi non può arrivare ovunque. I detrattori credono che sia sbagliato prendere in considerazione questo delicato argomento partendo solo dal punto di vista delle esperienze singole che, per quanto toccanti, non possono mai avere un significato generalizzabile né invalidare i principi su cui le leggi si costruiscono. I sostenitori sarebbero a favore di una diffusione più capillare di strumenti capaci di creare empatia e di sensibilizzare le persone con l'unico scopo positivo di arrivare a giudizi e convinzioni non dettati dalla paura e dal pregiudizio bensì da una conoscenza più approfondita del problema, anche se solo di poco.

Il gioco in sé dà la possibilità di impersonare diversi protagonisti di storie vere: si può scegliere lo studente messicano alle prese con l'università, che se non sostiene un certo numero di esami rischia di essere estromesso. Oppure il veterano straniero che torna dall'Iraq e rischia l'espulsione perché alle prese con problemi di depressione e alcolismo. O anche i panni di una ragazzina accusata di terrorismo e ingiustamente detenuta per 6 settimane. Le vicende del gioco sono regolate da un punteggio. Maggiori sono le scorrettezze commesse più punti si perderanno e di conseguenza le probabilità di un rimpatrio diverranno più alte.

Per la realizzazione del videogioco non sono stati presi contatti con le istituzioni governative. Lo hanno dichiarato le creatrici. Tuttavia, approfondita è stata la possibilità di documentarsi presso avvocati ed esperti per creare un prodotto accurato e serio e che allo stesso tempo possa piacere ai destinatari del progetto, cioè i teenager in età di voto.

NOTIZIE Venerdì 03 agosto 2007 - 16:04 (953 giorni fa)

Serena Patierno

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Argomenti trattati: videogiochi

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